— Un capolavoro, ripetè Ferdinando Ducastel pallido e distratto.

— E di grazia, a chi lo avete venduto?

Ducastel tentennò alquanto a dire il nome del compratore, abbassò lo sguardo; indi rispose:

— Ad un forestiero che sarà tra giorni a Parigi, al più ricco banchiere di Scozia, a Eduardo Horms, di Glascovia.

Pochi minuti dopo questa conversazione, i tre amici s’incamminavano alla volta del castello d’Orbeil.

IV. EDUARDO HORMS

Sono le sei pomeridiane. Intorno ad un gran tavolo rotondo d’una delle più belle stanze dell’Albergo des Princes, strada Richelieu a Parigi, sono sedute cinque persone, due donne e tre fanciulli.

Non è passato un quarto d’ora dacchè il loro pranzo è finito.

Sdraiato sovra una soffice greppina sta un giovine gentiluomo, il quale, comechè occupato a leggere il giornale de’ Dèbats, sembra non pertanto dominato da una certa impazienza di aspettar qualcuno.

Una delle due donne, la più alta e pallida, è intenta a scrivere una lettera; e l’altra, sua sorella, appoggiata col gomito dritto in sul tavolo e colla fronte sulla palma della mano va seguitando cogli occhi le righe segnate dalla sorella maggiore.