Il primo uso che egli fece d’una gran parte de’ suoi capitali fu di spenderli all’acquisto di opere di arte. Egli aveva un gusto perfetto e una intelligenza così fina in fatto di pittura che al primo sguardo indovinava le opere eminenti, e ne additava la scuola e talvolta l’autore: erasi messo in corrispondenza coi più rinomati artisti di Europa, dando loro l’incarico di vari lavori, cui egli compensava largamente. Il suo nome era noto a quasi tutti i migliori artisti, i quali il riguardavano qual loro valente e generoso mecenate. Agl’Italiani il genio, agli Inglesi il gusto: quelli eseguono, questi apprezzano: ai primi la scintilla dell’ispirazione, a’ secondi l’istinto dell’estimazione; agl’Italiani il creare, agl’Inglesi il conservare.

Eduardo Horms, al pari degli altri figliuoli del Baronetto Edmondo Brighton, riceveva da ignota mano ogni mese la polizza di cinquanta ducati. La prima volta che Maurizio Barkley si presentò nel castello di Horms ad offrire al figliuolo di Edmondo il misterioso assegnamento, di cui tacque la ragione e la provenienza, siccome avea fatto cogli altri quattro frutti dei giovanili errori del suo padrone, lo zio di Eduardo rigettò con isdegno la tarda memoria o pentimento che aveva il padre del garzoncello. Ma la incumbenza di Maurizio era precisa: egli era semplice esecutore di un ordine di cui non ispettava a lui valutare il merito e le ragioni; però fece chiaramente intendere al Banchiere scozzese che il denaro era pagato a Eduardo Horms, e che, se questi ricusasse dovea farne una dichiarazione in iscritto per discarico di esso Maurizio alla cui negligenza o poco zelo sarebbesi accagionato il rifiuto. Interrogato il giovinetto Eduardo, questi chiese la venia di suo zio per non ricusarne un attestato di affetto, qualsivoglia ne fossero la provenienza e la causa: dissegli ciò non pertanto che egli avrebbe consacrati que’ cinquanta ducati mensuali a sollevare le povere famiglie del suo paese, e che a tal modo avrebbe forse ottenuto perdono appo l’Altissimo la colpa che avea tratto alla tomba la sventurata genitrice. A così fatte ragioni conveniva piegar il capo; e lo zio, che grandemente amava il figlio di sua sorella, più non mise avanti nessun argomento di rifiuto. Non è a dire quanto la bell’anima di Maurizio fosse stata tocca dal candore e dalla virtù del giovinetto: i suoi occhi erano bagnati di lagrime; lo abbracciò, se lo strinse al cuore, e se gli dichiarò amico sincero e leale: moltissimo tempo con lui s’intrattenne a ragionare; e ad ogni parola del giovine scozzese, Maurizio discopriva in lui novelli tesori d’intelligenza, di tatto finissimo. Eduardo gli mostrò i suoi bozzi, i suoi disegni; fecegli vedere le compere di quadri che avea fatte, e diedegli a leggere i suoi versi, che spremeano lagrime di commozioni dagli occhi del virtuoso Esquire.

Con quell’istinto di delicatezza che è retaggio esclusivo delle anime nobili, il giovine Horms non fece a Maurizio nessuna interrogazione risguardante il suo genitore, però che ben comprendea esser questo l’ignota mano che forse da lontane regioni pensava al sostentamento del figliuolo. Eduardo indovinò che Maurizio nulla potea rivelare, e volle risparmiargli il rammarico d’un rifiuto involontario. Maurizio comprese, e fu tocco da questa eccessiva delicatezza.

Maurizio si separò dal giovinetto Horms, imprimendo sulla costui candida fronte un bacio tenerissimo; e gli giurò che non avrebbe giammai dimenticato di avere a Glascovia un amico cui tanto si era affezionato. Eduardo gli promise di scrivergli in ogni fin di mese, facendogli capitare la sua lettera unitamente al ricevo della polizza mensuale.

Maurizio non rivide Eduardo Horms che dopo la morte del Baronetto, e quando trasse a Glascovia per eseguire le ultime volontà di Edmondo, il quale lasciava a ciascuno dei suoi cinque figliuoli la somma di duemila e quattrocento piastre. Non dipingiamo la gioia onde queste due nobilissime anime si rividero e si riabbracciarono. Una nube di tristezza copriva per altro la fronte, pel consueto tranquilla, del Barkley. Tutto il mistero della propria nascita fu rivelato al giovinetto di Glascovia, il quale pianse a lungo sulla morte del genitore, e dal profondo del cuore gli perdonò il tradimento fatto alla madre, e l’abbandono del figlio.

Maurizio disvelò benanche al caro giovine l’esistenza ed i nomi degli altri quattro fratelli, i quali viveano in diverse regioni: narrò la storia di Daniele, e fece tal dipintura commovente della sventurata Lucia Fritzheim, che Eduardo ne fu tocco profondamente, e promise a Maurizio che, se si fosse determinato a venire in Napoli, dove il chiamava l’ardente suo desiderio di ammirare i capilavori di pittura che si conservano in questa città, avrebbe cercato tutti i mezzi di conoscere ed avvicinare l’adorabile figliuola dello stradiere.


La storia di Daniele, la sua ambizione, la sua avidità di ricchezze, il tradimento fatto alla sventurata Lucia, le strane e terribili condizioni poste dal padre alla eredità, sorpresero e addolorarono il virtuoso e nobil cuore di Eduardo. Maurizio nulla gli avea rivelato dei suoi sospetti sulla reità del giovine erede, però che questo era un segreto che egli avrebbe voluto nascondere anche a sè medesimo.

Eduardo regalò all’ospizio della Maddalena, pio stabilimento dove son ricettate in Glascovia le donne penitenti, parte del retaggio paterno che gli era stato portato da Maurizio, e parte ne fece dono all’altro ospizio di Hutcheson.

Prima di separarsi da Eduardo, Maurizio il pose a parte delle pene del proprio cuore; e gli manifestò il suo amore per Emma di Gonzalvo. Eduardo fe’ voti al cielo che la bella andalusa corrispondesse ai puri sentimenti dello amico, e gli augurò tutto il bene che avrebbe potuto desiderare ad un fratello.