I due amici si promisero d’intrattenersi continuamente per via di lettere, e si separarono giurandosi un’eterna e costante amicizia.
Alquanti mesi dopo la partenza di Maurizio, Eduardo si risolse a venire in Francia e in Italia: la sua passione per le arti lo trasportava. D’altra parte, egli aveva il fermo proponimento di stringer la mano ai suoi quattro fratelli e sorelle, di cui si era fatto dare da Maurizio le indicazioni e gl’indirizzi: avrebbe offerto loro la sua amicizia e i suoi servigi, se costoro ne avessero avuto bisogno.
Libero indipendente e ricco, Eduardo non indugiò a mandare ad effetto il suo proponimento, e partì, dopo aver raccomandato al suo amministratore i suoi affari commerciali, e la sorveglianza delle officine di Clyde iron-works.
Egli visitò le principali città della Germania, e tra le altre quella dov’era sepolto suo padre, il Baronetto Edmondo Brighton, di cui volle veder la tomba a Schoene Aussicht: s’informò del giovine italiano Daniele dei Rimini, erede universale delle ricchezze del Baronetto, e gli fu detto che da poco tempo il nuovo Conte di Sierra Blonda era partito da Manheim, non ostante il divieto dei medici, ai quali il suo cattivo stato di salute incutea timore. Diceasi che egli recavasi in tutta fretta a Napoli per ammogliarsi. Eduardo conoscea la storia degli amori del giovine pianista; e più non dubitò che lo avrebbe trovato a Napoli: laonde si partì da Manheim, prendendo la volta della Francia.
Arrivato a Parigi, non sapremmo dire che impressione produsse sull’animo suo questa rumorosa capitale, dove sembra che gli uomini non debbano avere altra occupazione che il divertimento. Eduardo sapea da Maurizio che suo fratello Federico Lennois non era a Parigi, ma bensì a Pisa, dove avrebbe anche trovata sua sorella Luigia Aldinelli: ei dunque si affrettò di volare in Italia, che egli sospirava di vedere, e dove tante artistiche commozioni lo aspettavano. In Francia ei non avea trovato che caricaturisti e buoni dipintori di figurini di moda.
Come prima ebbe posto il piede in Italia, Eduardo sentì una vita novella, un nuovo essere; tutto parlava alla sua fantasia; tutto il commovea e richiamava le lagrime agli occhi suoi. I campi rivestiti di eterna verdura, l’azzurro purissimo del cielo, la soavità voluttuosa dell’aria, gli occhi incantatori delle donne, i canti popolari ricolmi di malinconiche melodie, la magia inarrivabile del pennello, dello scarpello e del bolino, mettean sottosopra il cuore di lui e lo riempivano di un fiume di dolcezza e di amore; sicchè si trovava sempre sulle labbra il verso di Byron: Is this a fancy that our reason scorns?[1] Volò a Pisa: ardeva dal desiderio di conoscere almeno due de’ suoi fratelli: col cuore palpitante di commozioni trasse all’abitazione di Federico Lennois, secondo gli indizi ricevuti.
Federico accolse dapprima lo straniero con freddezza e circospezione; ma quando questi si ebbe svelato e gli ebbe detto esser lui Eduardo Horms, figlio dello stesso genitore, Federico mostrò di gradire infinitamente la visita di lui. Già la fama delle ricchezze di Eduardo gli era giunta, per via di Maurizio, non meno che la riputazione che quegli si aveva di generoso spenditore in fatto di opere di arti. Federico ebbe un pensiero felicissimo: fargli vedere il quadro che tenea chiuso nel mistero del più gran segreto, avendolo destinato alla grande Esposizione di Parigi. Se Eduardo vedesse il quadro, non ci era dubbio che lo avrebbe comprato a qualunque prezzo. Il cuor di Federico battea violentemente al pensiero della ricchezza che teneva in pugno. Non mise però tempo in mezzo, e disse al giovine scozzese di seguitarlo in un’altra stanza, dove gli avrebbe fatto veder qualche cosa da rapirlo nel cielo.
Federico prese per mano il fratello, il menò attraverso parecchie stanze, e si trovarono entrambi in uno studietto angusto che era chiuso a doppio giro di chiavi: una maniera di armadio era colà, dissimulato perfettamente nella parete. Federico si accostò a questo armadio, toccò un bottoncino perduto nella spessezza del muro, e l’armadio si aprì, lasciando scoverta una tela di circa otto palmi, e sulla quale era dipinta a grandezza naturale una figura di donna inginocchiata.
Federico trasse il quadro dall’armadio e lo pose a luce per farlo osservare a Eduardo Horms.