Riportiamo ora le stesse parole che mettevano fine alla nostra precedente narrazione:

«Sei mesi dopo la morte di Daniele, la famiglia Fritzheim non era più povera: Eduardo Horms, ricco di virtù e di dovizie, era lo sposo di Lucia, ed aveva ritirato presso di sè i fratelli e la sorella di lei.

«Maurizio Barkley ed Emma sua moglie s’imbarcavano per l’Inghilterra; mentre Eduardo Horms colla sua nuova famiglia recavasi a Parigi ov’era aspettato da Federico Lennois.

Il mese di giugno era per finire.

Ritorniamo al presente all’Albergo des Princes, dove abbiam lasciato la famiglia Horms-Fritzheim.

V. LA LETTERA

Chiunque avesse veduto Lucia nell’Albergo des Princes a Parigi, non avrebbe giammai potuto credere che quella bella ed elegante signora fosse la povera figliuola del doganiere Giacomo Fritzheim; eppure in nulla era cangiata l’anima della sensibilissima Lucia. Un velo di malinconia offuscava sempre la larga sua fronte; ma era questa volta una malinconia dolcissima, che amorosamente disposavasi a quella che formava il fondo del carattere di Eduardo, suo marito. Non poteva Iddio compensar meglio su questa terra la virtù di lei, che accordandole un compagno come il giovine poeta di Glascovia. Lucia aveva acquistato il colorito ed il vigore della più perfetta salute, ed ora l’avvenenza del suo volto era rialzata viemaggiormente da un’acconciatura del gusto più fino.

Eduardo amava la sua sposa con un’adorazione che avea dell’infantile; non sapea discostarsene un momento; preveniva ogni desiderio di lei; molti ne facea nascere appositamente, per avere il piacere di soddisfarli; rimanea talvolta le lunghe ore a guardarla; ed era così felice nel possedimento di quell’angioletta, che egli benediceva ad ogni momento il suo amico Maurizio di avergli la prima volta parlato di Lucia in maniera da mettergli nel cuore la brama di conoscerla. Eduardo circondava la sua giovine sposa con tutte quelle delizie della vita, che sono il compimento felice di un amore che non è giammai contento nelle sue manifestazioni, e che vorrebbe vedere l’oggetto amato pienamente satollo di felicità. Il giovane scozzese amava sua moglie con quel delirio tranquillo dell’anima e dei sensi che non sente, non respira, non vive che per l’oggetto amato. Educato nella solitudine del cuore, avvezzo ad espandere sulla universal natura la pienezza dei suoi affetti, il marito di Lucia erasi fatto di questo amore consacrato dal matrimonio una specie di culto. Era nonpertanto nel cuor di Eduardo un arcano sentimento di tristezza, di cui egli stesso non sapea rendersi ragione, e che non poche volte, quando egli si trovava al cospetto della consorte, il sospingeva a piangere come un fanciullo. Avvi nel fondo delle anime sensitive certi incomprensibili misteri, di cui indarno si cercherebbe trovar la spiegazione. Veggendo piangere il marito, Lucia, sulle prime, era spaventata, e gli occhi le si bagnavano parimente, di lagrime, ed ella chiedevagli la ragione di quel pianto. Eduardo non le rispondeva che stringendosela al cuore, e le chiedea perdono di affliggerla, e le prometteva che ciò non sarebbe più accaduto. La qual cosa non di meno si ripetea dopo mezz’ora, e ripeteansi del pari gli stessi trasporti di amore dall’una parte e dall’altra.

Peraltro, se noi dovessimo addurre una ragione di queste momentanee tristezze di Eduardo, diremo che egli, siccome tutti gli uomini d’una esagerata sensibilità, era profondamente geloso. Però, comechè siffatta passione non avesse alimento alcuno nella piena corrispondenza di affetti che ei trovava nella moglie, il cuor di lui era qualche volta inquieto per vaghi timori, per apprensioni lontane, per quella debolezza di animo che accompagna sempre le grandi e profonde passioni. D’altra parte, ancor viva era la rimembranza dell’amor di Lucia per Daniele de’ Rimini: e questo pensiero non lasciava di gittare un’ombra sulla felicità di Eduardo.

Noi non entreremo nell’intimo del cuor di Lucia per investigare se la ricordanza di Daniele il facea battere ancora. Il cuor della donna è un santuario di cui fa d’uopo rispettare i misteri, tenendoci contenti a quella amorosa luce che da esso deriva e che anima, ravviva e riscalda tutto ciò che lo circonda. Gli è certo che Lucia amava suo marito coll’abbandono di tutta l’anima, colla delicatezza di un sentimento di gratitudine che nobilitava l’amore senza scemarne la intensità e la tenerezza. Eduardo le aveva detto, alla presenza del cadavere di Daniele: «Lucia Fritzheim, al sublime tuo cuore conviensi un cuor puro e vergine di affetti: alla tua mano ardente di giovinezza conviensi una mano parimente giovane e forte»: E queste parole l’aveano salvata dalla disperazione e forse dalla morte: queste parole aprivano dinanzi a lei una vita novella, nel momento che una tomba schiudevasi, nella quale tutte le parea che andar dovessero ingoiate le speranze che annodano la donna alla vita. Daniele aveva occupata tanta parte nell’esistenza di Lucia, che costei credeva non poter il suo cuore esser capace di altro amore. Ma è questo uno de’ più validi argomenti a dimostrare la profonda miseria e debolezza dell’uomo. Nei momenti di disperazione egli gitta uno sguardo nel proprio cuore, e dice a sè medesimo: Ora posso morire, perchè tutto è morto di quanto mi attaccava alla vita. Un istante dappoi, sorge una emergenza felice, ed ei si slancia novellamente con trasporto e fiducia nel campo dell’avvenire.