Eduardo non avea sposato Lucia che circa sei mesi dopo la morte di Daniele: egli avea rispettato il lutto del cuore di lei. Coloro i quali veggono tutto co’ colori dell’esagerazione e che non perdonano mai alle azioni di una donna, quali si sieno, ammiravansi del come subitamente si fosse spento nel cuor di Lucia il suo ardentissimo affetto per Daniele, ed ella avesse, dopo men di sei mesi, dato la mano di sposa ad altro uomo. Noi, pel converso, veggiamo in questa condotta di Lucia la più bella pruova della nobiltà della sua anima. Doveva ella sacrificarsi ad un eterno e sterile rimpianto? La lieta e prosperevole sorte della sua disgraziata famiglia non sarebbe stata sacrificata ad una vana ostentazione? Un rifiuto non sarebbe stato la più grande ingiuria alla Provvidenza e la più indegna ingratitudine verso un cuor nobile, affettuoso e leale, che era stato sì profondamente commosso dalle sventure e dalle virtù di lei?

Crediam superfluo di aggiungere che Eduardo amava i fratelli di Lucia come suoi fratelli, ed in ispezialità quell’infelice creatura di Uccello, verso il quale Eduardo era prodigo delle più tenere cure, trattandolo con quelle blandizie e adescamenti onde soglionsi prendere i pargoletti.

Marietta la sorella minore di Lucia, erasi fatta assai più bella, benchè un poco più seria... Il viaggio e le contentezze di ogni maniera le avean dato una incipiente pinguedine. Ella era così felice nel veder felice la sorella! Al che si aggiungevano le tante vesti e scialli e merletti che il cognato le regalava, e che pur formano tanta parte della felicità d’una fanciulla, d’una donna. Laonde s’immagini ognuno s’ella amasse Eduardo! Colla sorella; Marietta non parlava che di Eduardo, non volea sentir parlare che di lui, e spesso dicea, colle lagrime agli occhi e col riso sulle labbra, che se Dio avea tolto il senno a un fratello e la vita ad un altro, che pur qual fratello ella aveva amato, le aveva dato in compenso un fratello che era... e qui sciorinava tante lodi stravaganti, e diceva tante curiose assurdità, che Lucia ed Eduardo ne ridevano di cuore, e più amavano quella vispa ed innocente creatura. Eduardo solea dire, per ischerzo, che egli amava più Marietta che Lucia, e che, quella era più bella di questa, perchè avea come lui, occhi cerulei e capelli biondi.


In sul principiar del capitolo precedente lasciammo, in una stanza dell’Albergo des Princes a Parigi, Eduardo occupato a leggere il Debats, e Lucia a scrivere una lettera. Non poche volte Lucia era stata costretta ad asciugarsi gli occhi che le si empivano di lagrime, mentre ella fermava sulla carta i suoi pensieri. Dicemmo che Eduardo era inquieto per una certa impazienza di aspettativa; in fatti le sei erano sonate da un quarto d’ora ad un magnifico orologio da tavolino, e la persona che Eduardo aspettava avrebbe potuto arrivare da oltre un’ora.

— Che ti sembra della mia lettera? avea dimandato Lucia alla sorella, alzando su lei i suoi belli occhi neri. Marietta era tutta piegata col corpo e colla testa in sullo scritto; per modo che Lucia incontrato il volto della sorella sì vicino al suo, vi stampò due baci sonori, che le furon renduti con usura dalla vispa fanciulla.

— La tua lettera è bella come te e come la persona a cui è diretta.

— Adulatrice!

— No, davvero ti dico, sorella, disse Marietta cogli occhi rossi di pianto, tu hai certi pensieri, certe espressioni, ch’io non so come le abbi e dove le vadi a pescare... Un letterato, un poeta, e sia pure l’eccellentissimo signor Eduardo Horms, non potrebbe scrivere meglio.

Il giovine, udendo nomarsi, alzò gli occhi.