Non ci arrischiamo a indovinare i pensieri che si aggiravano in quel capo; ma ben possiamo asserire che non erano concepimenti artistici o morali meditazioni quelle che facevano piegare a un tristo sogghigno le labbra di questo giovine. L’ora di solitudine del perverso è l’ora più trista per la società: più tardi, quell’ora sarà feconda di mali innumerabili: la Giustizia di Dio la segna nel libro incancellabile.

Tre passioni terribili eran nel fondo del cuor di Federico Lennois: tre passioni, di cui una sola basterebbe a distruggere l’esistenza di un uomo; l’ambizione, la vendetta, l’invidia: l’ambizione che di nulla si sazia, che tutto calpesta per aggiungere una meta che sempre più si allontana; che pone una benda innanzi agli occhi e un’angue al cuore; che spegne ogni buon sentimento e vive nella tortura; e che, a guisa di fiamma repressa, incendia e divora tutti gli ostacoli per salire in alto: la vendetta, che si pasce nei pensieri di sangue e di morte; che tiene un occhio fisso all’offesa passata e un altro alla rivincita futura; e che si esagera sempre la prima per esagerarsi la seconda; e che si adopera giorno e notte a scavare una tomba, in cui dee precipitare un’esistenza aborrita: l’invidia, lurida, schifosa, strisciante, che ritien per offese personali gli altrui meriti e grandezze; che macera sè medesima e gitta la bava del suo veleno su tutto ciò che la circonda; e che adotta il linguaggio del serpe per trarre a morte i figli di Eva.

Il pensiero della vendetta era quello che occupava in preferenza da qualche tempo il nero animo di Federico Lennois. Egli avea giurata la perdita di Giustino Victor e di Augusto d’Orbeil; ma l’odio suo era ormai tutto concentrato sul primo; e perchè era costui vicino a toccar l’apice dell’umana felicità sposando la donna che amava, e perchè il secondo avea fatto una specie di ammenda del suo passato, allorchè, presso al platano della mendica a Auteuil, avea proferite quelle parole di compassione per Federico Lennois, redarguendo la codardia di Giustino.

Federico Lennois avea fatto a Auteuil il ritratto dei due sposi. Mentre il pennello riproduceva sulla tela quelle due vaghe sembianze giovanili e felici, la mente dell’artista covava i più tenebrosi disegni. Quanto più sorridenti eran quei volti, tanto più metteano la rabbia ed il livore nel petto di lui. La mano dell’artista dava novella esistenza a que’ bellissimi volti, e il suo pensiero ne meditava la distruzione. Per malaugurata fortuna, que’ due ritratti riuscirono rassomigliantissimi. La famiglia d’Orbeil non si saziava di profondere ringraziamenti ed elogi al giovine pittore, manifestandogli in pari tempo i più cordiali sentimenti di amicizia e le proteste di una riconoscenza, di cui il pregavano di volersi valere. Federico ricusò l’offerta di un prezioso gioiello onde il Visconte d’Orbeil volea ricompensare l’opera del valente artista.

Giustino e Isalina erano più felici dacchè possedevano ciascheduno l’immagine dell’oggetto amato: eglino amavano l’artista per questo dono inapprezzabile che ne aveano ricevuto, e con ogni maniera di preghiere aveano ottenuto la sua promessa di assistere al loro prossimo matrimonio che doveva celebrarsi nel mese di settembre a Parigi negli appartamenti della Marchesa di Beauchamps, in casa della quale gli sposi dovean rimanere per qualche tempo. L’ammiraglio di Rigny avea promesso al giovine uffiziale di marina di fargli ottenere un avanzamento pel coraggio e pel valore onde erasi comportato in un incontro avvenuto nel Mar di Candia, contro un brigantino turco, e per lo zelo con cui aveva servito nel tempo della spedizione di Morea. Il ministro della marina Hyde de Neuville, e il ministro della guerra, Visconte di Gaux, aveano, con lettere ripiene dei più lusinghieri elogi, significato il loro compiacimento al giovine Victor, e gli avean dato le più belle speranze di vicine promozioni.

Giustino Victor più non avea che desiderare; tutt’i suoi voti erano sul punto di essere appagati: la felicità lo circondava e gli sorridea da ogni parte: la natura, gli uomini e gli eventi lo favorivano. Ma, guai all’uomo che nel mezzo della sua felicità e quando l’anima sua è ricolma di contento, non leva uno sguardo al cielo in rendimento di grazie, e non ha sulle labbra una prece e una parola di consolazione per coloro che soffrono: LA SUA FELICITÀ SI CONSUMA E PASSA QUAL NUBE.

Giustino Victor derideva i sofferenti, scherniva gli infelici, e si abbandonava con fiducia alla giovinezza, all’amicizia, all’amore: egli aveva il malvezzo di metter tutto in ridicolo, abito deplorabile che hanno la maggior parte dei Francesi, nella opinione de’ quali il buon successo giustifica tutto.

Noi spesso siamo maravigliati e atterriti d’un colpo improvviso che abbatte a vespero un’esistenza sfolgorante di giovinezza il mattino; accusiamo il destino di una tanta ingiustizia, e gittiamo uno sguardo scoraggiante sulle sorti dell’umanità. Ma quel colpo ha le sue profonde ed arcane ragioni che sfuggono alla vista degli uomini, e il cui segreto è negl’immortali disegni di Dio, dalla cui onnipotenza ogni parola proferita sulla terra è pesata, ogni pensiero è scrutato, ogni azione è giudicata.

Federico Lennois pensava al modo onde vendicarsi di Giustino Victor, la cui felicità era per lui un continuo insulto. Da oltre un mese Federico avea riveduto l’uffiziale di marina; erano stati assieme e sotto il medesimo tetto le intere giornate, e non avea ancora trovato una vendetta fredda e sicura; quando una luce infernale balenò nel suo cervello; con un colpo egli appagava la sua sete di vendetta, e rendeva misere tre famiglie, che ei detestava appunto perchè troppo felici.

«Questo mezzo è sublime, mormorava tra sè il perverso: la loro insultante felicità sarà dissipata; l’abborrito Giustino cadrà forse per altra mano che la mia; la bella Isalina perderà l’amante adorato: piangerà la famiglia di Orbeil, piangeranno i parenti di Giustino; piangerà la Napoletana, e quel felice mio fratello che compra per centomila franchi un poco di tela. Lagrime dapertutto ov’era il sorriso; ecco la mia gioia, la mia vita, la mia missione. Bel pensiero è questo che mi è venuto; ma fa d’uopo diportarsi con prudenza e circospezione. Prima di tutto, è necessario avvicinar l’uno all’altra; epperò bisogna che Giustino Victor sia presentato a Mistress Horms...»