E Giustino si pose a bufonchiare tra i denti i versi di La Fontaine:

«C’est de tout temps qu’ à Naples on a vu

Règner l’amour et la galanterie.

De beaux objets cet ètat est pourvu

Mieux que pas un qui soit en Italie.»

— Or vedremo se La Fontaine ha ragione o torto, disse Augusto.

— Belle forse, ma goffe e impacciate, n’è vero, Ducastel?

— Non voglio influire nel vostro giudizio, disse Federico; ne giudicherete secondo l’impressione che faranno in voi. Per me, mi limito a dirvi che le trovo adorabilissime. Le Napolitane! oh, voi altri che non siete stati giammai laggiù, non vi farete giammai un’idea di quel che sono le Napolitane, care figlie del sole... Queste donne sono la perfetta immagine del loro vulcano; coperte di neve all’esterno, ripiene di fuoco nell’interno.

— In verità che mi sa mille anni di vedere coteste due immaginette del Vesuvio, disse ridendo Giustino; a che ora verranno?

— Alle undici rispose Federico, e die’ una occhiata al suo oriuolo; sono le dieci e trentacinque minuti. Avete fretta signori?