— Lucia piange! parlava tra sè pallido e alienato il giovin marito.

— E torniam da capo, ripigliava la fanciulla; ella non sa ch’io sono venuto a dirvelo; non vuole che sappiate ch’ella ha molto sofferto per la vostra ruvidezza. Che diascine! Siete un geloso matto, e questa mattina siete stato d’un grugno il più truculento; non vi ho visto mai così!... Licenziar con modi così selvaggi quei due che aveano avuto la cortesia di accompagnarci fin qui... Non ho capito propriamente quello che avete detto loro perchè questa maledetta lingua francese non è così chiara come l’italiana; ma sonomi accorta che avete dovuto dire di famose scioccherie da eccitare il riso di quelli carissimi nostri cavalieri, giovani di tanto brio. Meno male che han riso!... Che ne sarebbe avvenuto se avessero preso le cose in sul serio? Lucia è in collera, ed io particolarmente, signor cognato garbatissimo, non so perdonarvi di avermi maltrattato il mio cavaliere: egli era così avvenente, così gentile, così buono per me, m’ha sembiante di così onesto! Mi dicea certe cose che mi faceano ridere così saporitamente! È vero che io non intendeva sillaba di quello che affastellava con quella fregola di lingua che mi sembrava un passarino che cinguetti; ma, alla fin fine, doveano certamente essere cose inzuccherate quelle che mi diceva, e vi ripeto che io non so perdonarvi di avervelo inimicato... Con lui avrei così presto imparata la lingua francese. E che cosa è quello che fate adesso? Anche voi piangete? Ma voi siete matti tutti e due; non ne capisco niente.

Mentre la giovinetta arroncigliava le frasi e i ragionamenti a suo modo, Eduardo, concentrato in una sinistra idea che se gli era affacciata al cervello, aveva abbandonato il capo sulle due mani, e poco stante erasi messo a singhiozzare come un fanciullo. La sinistra idea era che sua moglie piangesse perchè più non doveva incontrarsi con Giustino Victor. La gelosia è madre delle più stravaganti fantasticherie, ed è ingegnosa a trovar pretesti e fomite onde alimentarsi.

Marietta, cogli occhi già rossi di lagrime, si era avvicinata a Eduardo, e colla destra mano cercava di rialzar la fronte di lui.

— Via mo, Eduardo, mi sembrate un bambino! Che vuol dir questo? Venite da vostra moglie, abbracciatela, e tutto sarà finito.

Ella non avea terminato di profferir queste parole che Lucia era alla soglia dell’uscio. Udendo a piangere il marito, ella si era slanciata verso di lui, e l’aveva chiamato per nome.

Al suono di quella cara voce, Eduardo balzò dalla sedia, levò il capo.

Marito e moglie eran nelle braccia l’uno dell’altra; e tutto era perdonato, tutto era posto in obblio, tutto era come prima.

Il resto della giornata passò nella gioia più schietta. Eduardo e Lucia non si lasciarono per un momento: la felicitò raggiava negli occhi loro. Anche Marietta, vedendo felice la sorella e il cognato, avea dimenticato Augusto d’Orbeil, e si era di bel nuovo abbandonata alla cara giovialità del suo naturale.

Il pranzo della famiglia fu lietissimo. Si parlò molto di Maurizio Barkley e di Emma, del dono che si dovea fare a questa dolcissima amica, degli stupendi lavori che erano esposti al Piccolo Lussemburgo, e da ultimo, Eduardo cadde ne’ suoi trasporti di ammirazione pel quadro del Lennois, trasporti a’ quali questa volta si univano anche le due donne che lo aveano veduto. Eduardo fece in inglese un vivo brindisi alla Italia, di cui era innamorato, e per la cui libertà e indipendenza ei faceva caldissimi voti: fece quindi un altro brindisi alle belle arti, al genio e alla salute di Federico Lennois.