Nessun incidente era venuto a turbare la quiete che si godeva a Auteuil. Giustino Victor era sempre l’idolo della famiglia d’Orbeil. Isalina lo amava sempre con tenerezza, con passione, con illimitata fiducia. Si appressava il tempo della loro sospirata unione, per la quale si andavano facendo i necessari preparativi. Giustino si era astenuto dal raccontare alla sua fidanzata le scappatelle di Parigi, la conoscenza che avea fatta delle due signore napolitane all’Albergo Mirabeau, nello studio di Ferdinando Ducastel, e l’avventura col marito scozzese: anzi, avea pregato l’amico Augusto non toccasse questo discorso al cospetto della sorella; imperciocchè se Isalina avesse tutto ciò saputo, avrebbene al certo sentito dispiacimento, ed avrebbe potuto impedire che eglino fossero novellamente tornati a Parigi. Augusto, complice de’ divertimenti del suo futuro cognato, avea promesso di serbare il segreto.
Giustino abitava a Auteuil in un piccolo casinetto attiguo al castel d’Orbeil, per modo che si considerava quasi dimorare in casa del Visconte. E nel fatto, tutto il dì egli era nel castello, in compagnia di Augusto: prendeva la colazione e il pranzo colla famiglia della sua fidanzata; e solamente la notte ritraevasi nel suo casinetto, dov’era aspettato da un veterano, che era stato al servizio del colonnello Victor, suo padre.
Dal suo ritorno in Francia, una sola volta Giustino erasi recato a Parigi in compagnia di Augusto, ad oggetto di ammirare il quadro di Ducastel. La sera stessa del giorno in cui i due giovani aveano tormentato di gelosia Eduardo Horms, erano tornati a Auteuil, dopo aver consegnate, per lo Scozzese, le loro cartelline di visita al portinaio dell’Albergo des Princes, e dopo aver raccontato tutto l’accaduto a Ferdinando Ducastel, al quale erano andati a fare altra visita.
Una mattina (qualche settimana dopo la visita a Ducastel) Giustino Victor era ancora in letto, nel suo casino a Auteuil, e il suo veterano gli consegnò una lettera che avea recata un corriere particolare da Parigi.
Giustino l’apri con gran curiosità, gittò lo sguardo sulla firma e rimase attonito leggendo il nome di Lucia Horms. La sua maraviglia si accrebbe a mille doppi, allorchè divorò le seguenti righe.
«Signore — Per quanto strana e inconveniente sembrar possa la mia condotta, una ragione, che non posso confidare alla carta, mi fa ardimentosa a segno d’invitarvi a volervi trovare questa sera, verso le nove, e mezzo, al primo piano della casa n. 8, strada D., dov’io sarò immancabilmente e sola. La tirannia di un marito geloso e barbaro mi costringe a tal passo, che per altro sarà scusato dalla vostra anima generosa e discreta, quando saprete i motivi che mi hanno indotta. Le offensive parole che scagliò contro voi mio marito alla porta dell’Albergo des Princes mi stanno sul cuore, ed ho bisogno che voi stesso mi assicuriate di averle perdonate. È superfluo raccomandarvi la maggior segretezza su questa faccenda, di cui non direte motto neanche al vostro amico d’Orbeil. Comprenderete la mia delicata posizione: rimandatemi però questa lettera con una vostra parola. Addio — Parigi 7 luglio 1829 —
Lucia Horms.»
Giustino lesse e rilesse cento volte questa strana lettera fermandosi un minuto su ciascheduna riga. Era la prima volta che un’avventura di questo genere solleticava il suo amor proprio... Quella lettera gl’incendiava il cervello; e tosto gli ricorrevano alla mente il Faublas e i Racconti di La Fontaine, libri che non mancano mai di esser divorati dai collegiali, non ostante la severa oculatezza che si pone perchè questi libri non vengano a loro mani... Giustino aveva un batticuore che gli toglieva il sospiro.
Dopo aver bene letta e considerata la lettera della Napolitana, in sino a mandarsela a memoria, Giustino chiamò il suo domestico; si fece recare in letto l’occorrente da scrivere, e sotto la lettera di Lucia pose queste semplici parole: