Eduardo, arrivato sul Ponte Nuovo, si fermò e si lasciò cadere sopra una pietra: egli era spossato, affranto, fulminato dal suo dolore più che dalla corsa disperata che avea fatta. Durante la febbrile agitazione del cammino, egli non aveva avuto, per così dire, una chiara coscienza della orribile crisi che lo colpiva: ma, cessato il movimento, lo stato suo se gli mostrò in tutta la spaventevole sua nudità.
Eduardo avea tenuto sempre stretta convulsivamente nella mano la funesta lettera che divorava il più nobil dei cuori. Egli ritornò a leggerla con quella feroce voluttà, onde un infermo di cangrèna gode a scoprire e a guardar la piaga che lo tragge a inevitabil morte. Ogni parola di quella scritta fatale era un colpo di pugnale vibrato nelle più calde visceri del cuore: ciò non ostante, mille volte quella lettera fu letta, insino a tanto che macchinalmente il poveretto la ripeteva tra i denti, senza più guardare sulla carta.
Eduardo ebbe dunque un momento lucidissimo, in cui tutta la propria situazione presentossegli nella orridezza della sua verità. Allora quel nobil cuore, così vulnerato e tradito nei suoi affetti e nella sua ardente fede alla virtù, sentì torcersi e convellersi e schiantarsi; allora il misero abbandonò il capo sulle mani e diè sfogo alle lagrime che sin a quel momento gli aveano pesato sul petto come un mare di piombo. E pensava tra sè: — Qualche ora fa, io era felice, il più felice degli uomini: avevo una moglie amante e virtuosa; le nostre labbra si sono incontrate prima che io fossi uscito; i suoi occhi erano bagnati di tenerezza e di amore per me; tutto ciò era finzione, tradimento, infamia. Questa donna era già adultera nel suo pensiero.
A queste idee Eduardo vedea tinto di rosso il biglietto che avea tra le mani, e la vendetta dava al suo cuore la più violenta reazione.
Eduardo avrebbe dato il resto della sua vita, la quale gli era omai un inutile fardello, perchè si fossero consumate qual polvere al fuoco le ore che lo allontanavano per poco ancora dal momento della vendetta. Egli aveva ormai concentrato tutto il sentimento della vita in questo istante.
Aspettò sul Ponte Nuovo che passasse quella eterna giornata di luglio. Il sole, a perpendicolo sulla sua testa, gli aveva bruciato il corpo; ma egli era freddo, però che la sua anima bruciava di più.
Quando il sole tramontò, Eduardo si mosse dal sito ov’era stato per sì lunghe ore; gittò un’ultima occhiata sul rosso cupo onde si era rivestito l’estremo occidente, e sorrise a questa perfetta immagine dei suoi pensieri. Egli s’incamminò alla fabbrica d’armi di un inglese suo corrispondente; dette al proprio aspetto la maggior serenità che potè, e chiese una delle migliori pistole a due colpi che ci fosse nella fabbrica: pregò non si badasse al prezzo! ne fece cinque o sei volte la pruova; finse di tirare al bersaglio, così per divertimento, e da ultimo, veduto che la pistola non fallava, caricolla solidamente con buone palle, e l’intascò, gittando un pugno d’oro all’armiere.
Le nove suonavano a tutti gli orologi di Parigi. Eduardo s’incamminò alla strada D....