Il volto di Augusto erasi alcun poco acceso di sdegno. Isalina più non rispose, e abbassò gli occhi. Questa buona fanciulla non si sentiva la forza di contraddire apertamente a suo fratello; ma nel suo cuore disapprovava l’alterigia e la durezza di lui.
Scorsero alcuni minuti in silenzio dall’una parte e dall’altra. Augusto riprese la conversazione:
— Nostro padre crede adunque che il ritorno di Giustino sia imminente?
— Egli lo spera, rispondeva arrossendo Isalina, ma non ha voluto dirmi ciò che gli fa sperare il vicino ritorno del mio fidanzato. Voglia il cielo che non sia questa una ingannatrice illusione dell’animo suo!
— Sta di lieto cuore, sorella; papà forse ha qualche informazione che non vuol comunicarci; ma ci è da scommettere che egli non s’inganna.
Dopo un breve intervallo, in cui i due giovani rimasero in preda de’ loro pensieri, Augusto ripigliò:
— Oh con quanta tenerezza ricordo que’ giorni che io passava in compagnia del caro Giustino! Egli, come rammenti veniva in questo castello ne’ mesi di villeggiatura ogni sabato a sera e ne partiva il lunedì mattina. Non so dirti con quale ansia io aspettava il ritorno del sabato!
— Ed io, Augusto, ed io! interrompeva la sorella portandosi il fazzoletto agli occhi rossi di lagrime, ah... io non poteva allontanarmi un sol momento dal terrazzino. Davvero non saprei dirti da qual batticuore io era oppressa in quei momenti! Ad ogni rumore di carrozza che udiva in distanza, quando giungea l’ora in cui Giustino dovea venir da noi io era costretta a pormi una mano sul petto, perchè temeva che mi scoppiasse per la soverchia emozione; e non respirava che quando mi assicurava che non era il suo carrozzino. Era così forte l’affannoso batticuore che mi prendea nell’udire il cigolio delle ruote, ch’io temeva quasi di vederlo arrivare. E allorchè io scorgeva in fondo in fondo al viale di nocciuoli il suo cocchiere, e poscia il suo grazioso cappello di paglia, io era tanto felice e trista a un tempo! Lo salutava col fazzoletto, ed egli si alzava, e mi salutava tante volte col suo cappello!
— Ben so, rifletteva Augusto, che tu divenivi invisibile per tutti noi, due o tre ore innanzi che Giustino solea venire. Qualche volta io ti sorprendeva sospesa alla ringhiera del terrazzino, cogli occhi fissi, immobili sul viale di nocciuoli... Tu eri talmente distratta e assorta nella tua febbrile aspettativa che non ascoltavi la mia voce, se non quando io ti abbracciava... Allora io aveva gelosia dell’amore che tu sentivi pel mio amico; invidiava la sorte di costui. Qualche volta, perdonami sorella, qualche volta, io sentiva nel mio petto un certo rancore contro Giustino che avea saputo cattivarsi l’amore di una sì bella creatura qual tu sei: e non ti nascondo che parecchie fiate mi proposi di torgli almeno il pretesto di venire al nostro castello. Mi proponeva di rimproverarlo sulla sua finta amicizia; di dirgli apertamente ch’ei non veniva a Auteuil per trovare l’amico, ma sibbene l’amante; che io avrei rivelato il tutto ai nostri genitori, e che non avrei più sopportato questa sua inclinazione per te, la quale potea diventar passione come in fatti addivenne. Insomma, io mi proponeva tante cose rabbiose contro lui e contro te; ma, quando Giustino veniva qui, quand’egli si gittava al mio collo con quel suo viso ridente e aperto, tutt’anima, tutto passione, vivo ed allegro, io dimenticava di botto tutte le mie risoluzioni, ed avrei voluto non istaccarmi un sol momento da lui. Egli era così felice nel rivederci! Non ponea nessuna cura a nascondere la sua nascente passione per te, Isalina; egli ti amava come amava me. Quel gentil cuore forse ignorava di che tempera era il suo affetto per te; l’amore rivestiva in lui il carattere di calda amicizia. Egli amava noi tutti, e ben sai come altro affettuoso figlio si mostrasse del visconte nostro padre, il quale era stato grandissimo amico del suo povero genitore. Ti è noto che egli entrò nel collegio di marina ad istanza di nostro padre; ed oggi se si trova a ventun’anni uffiziale di marina, a chi lo deve? Ei ne va debitore al visconte, il quale tanto si adoperò per ottenergli quella brillante posizione.
Mentre Augusto parlava, Isalina mal celava, la pena, che le cagionava quel cumulo di felici rimembranze, e soprattutto il dolore che provava al pensiero della lontananza del suo diletto in altri lidi, e forse esposto ai pericoli di una dimora in mezzo ai nemici del paese. Nessuna parola può mai significare esattamente quello che prova un cuore giovine, ardente e appassionato al ricordo delle ore passate a fianco dell’oggetto amato, massime quando l’amore scambievole è tuttavia una manifestazione segreta e delicata, una simpatia che traspira nelle minime cose, un amor non per anco rivelato sulle labbra, ma che si lascia indovinare negli sguardi loquacissimi, avidi di abbracciarsi, e in quella fiamma che esala da’ cuori; un amore che è tanto più timido quanto più puro e fervido, e che è sì felice nella tacita e misteriosa corrispondenza delle anime!