Conversando a siffatto modo, il giorno era caduto del tutto in una placidezza sì dolce che rassembrava al morire dell’uomo giusto. Già le stelle incominciavano a luccicare nella immensità del cielo, come il mantello di un re di oriente. La campagna sembrava presa da stupore, tanta era la immobilità delle piante, di cui neppure un filo di vento scuotea le cime.
I due giovanetti eran rimasti muti l’uno a fianco dell’altro. La mitezza di quella sera di primavera, e le rimembranze evocate aveano novellamente immersi i due giovani in quella estasi dolcissima che prende le anime all’aspetto delle naturali bellezze.
Una voce risonò carissima in mezzo al silenzio del parco. Isalina mandò un alto grido di gioia, di sorpresa, e si precipitò verso la parte donde era partita la voce.
Era Giustino Victor il suo innamorato, il quale era di ritorno in Francia dopo l’assenza di un anno.
L’uffiziale di marina non era solo — Un giovane, di volto nobilmente gentilesco, l’accompagnava.
Entrambi, scavalcati al cancello d’ingresso del parco, eran coperti di polvere da capo a piedi, attestavano la rapidità della loro corsa.
II. IL RITORNO DEL FIDANZATO
Giustino Victor, cui la bella divisa della marina francese dava più grazia, sveltezza e leggiadria, può esser ritratto in poche parole; anima calda, appassionata, confidente, temperamento sanguigno-nervoso; salute di toro; coraggio di leone entusiasmo in tutto; gusto perfetto in ogni atto o parola; arguto ma insolente motteggiatore, che nulla risparmiava al desiderio di far mostra di sottigliezza e di spirito: egli era insomma il vero tipo del militare francese. Di buon nascimento; di bellissime fattezze di corpo e di volto, Giustino Victor non aveva altri difetti che quelli della sua nazione, della sua età e del suo mestiero, la volubilità e la derisione.
Questi difetti per altro non impedivano che il giovine amasse con vera e profonda passione la figliuola del Visconte d’Orbeil, che era stata la prima e sola donna da lui amata. Questo amore, nato infin dalla sua fanciullezza, e quando egli visitava, nelle vacanze di collegio, la famiglia d’Orbeil, era sempre più cresciuto cogli anni, e discoperto, non avea trovato alcun ostacolo nei genitori d’Isalina, i quali invece eransi rallegrati di un’affezione che prometteva di assicurare la felicità della giovinetta. E allorchè la spedizione marittima della Morea allontanava il giovine uffiziale dal suolo della Francia non iscemava però nel cuore di lui l’amore per Isalina, la cui immagine lo seguitava dappertutto, e verso la quale volavano costantemente i suoi sospiri, le sue speranze, tutto il suo avvenire.
Augusto e Isalina eran corsi all’incontro di Giustino Victor, il quale si era slanciato con impeto nelle braccia del primo, rimanendovi qualche minuto; di poi con indicibile trasporto di amore avea stampato un bacio caldissimo sulla fronte d’Isalina, il cui seno battea con estrema violenza e le cui belle guance erano rigate da lagrime di gioia. Victor piangea, ridea, parea demente, e non trovava nella commozione del cuore una sola parola un solo accento. Un anno di assenza era stato per lui un lunghissimo secolo; avea contato i giorni, le ore, i momenti!