Il quadretto che rappresentava la Sacra Immagine dell’Addolorata era opera sua; era tutto ciò che gli era rimasto delle sue fatiche.
Ugo vi fissò uno sguardo d’indicibile angoscia, corse alla parete, lo staccò dall’arpione, sel pose sotto al braccio, e:
— Madre, io esco, le disse, vado a comprar qualche cosa.
Ed alzò la voce soffocata perchè sua madre udiva debolmente.
— Ah! figliuol mio, non lasciarmi sola!... io sto così male! Se io morissi prima che tu torni... Io soffro tanto!
Ugo mormorò qualche cosa che parve alla madre una parola d’ira.
— Ah figlio... figlio.. mio... vedi io ho peccato e soffro; ma quella Madre benedetta non avea peccato e pur soffria!
L’inferma aveva cogli occhi accennato il quadro della Madonna; ma non si accorse che più non istava alla parete.
La voce della madre di Ugo era così debole, e il soffio del vento sì forte che il giovinetto non udì le parole di lei. Intanto, egli si gittava sul capo un logoro e vecchio cappello, baciava la mano della madre, e, raccomandatala al Padre di tutti gl’infelici, usciva sotto una stretta di pioggia che allagava la strada come un mare che si fosse scaricato dal cielo.
Ugo Ferraretti si dirigeva alla casa del sig. Paillard, rivendugliolo di quadri, una specie di ebreo, che abitava in una stradella accosto alla piazza dei Cavalieri.