Il giovine artista amava la solitudine: faceva parecchie volte scorrer le ore sul bruno declivio d’un colle, e vi restava immobile a contemplare un ultimo riverbero di sole oscillante nel convesso de’ cieli, o l’ombra bigia d’una nube sospesa sovra un gruppo di poggetti, o una lontanissima veduta avvolta in una ondosa squame di raggi.
Dicemmo che fin da’ primi anni di sua fanciullezza, Ugo appalesava il fuoco di un’anima artistica. Non fu l’ipocrito sorriso di amicizia o il bacio venduto di un lubrico amore, che accolsero i primi slanci dell’animo di lui. Solo, sempre solo, ei non idolatrava che sua madre e l’arte sua, cioè la pittura: e questa non era già per lui un vano accozzamento di forme e di colori; ma le sue dipinture tramandavano non so che profumo del cielo.
Ugo aveva una divozione grandissima per la Madre Addolorata. Non sì tosto egli fu al caso di dipingere una immagine, dipinse quella sacra, rivestendola di soprannaturale dolcezza e malinconia. A questa immagine ei confidava i più segreti affanni del suo cuore; a questa Benedetta fra tutte le donne ei susurrava i misteri delle sue notti passate in veglia: a questa Madre Celeste ei raccomandava la sua madre terrestre.
Il mattino e la sera egli appoggiava la fronte scottante su quella sacra Immagine, e subitamente una pace, una calma, una soavità gli scendea nel pensiero e gli fluiva sul cuore. Ugo si rialzava dalla sua prece con un mondo di speranze ravvivate, e si slanciava a’ suoi lavori con freschezza di mente e con giocondità di animo. Quell’immagine operava prodigi sul giovine artista.
E ora il miserello andava a vendere quella gioia dell’anima sua per comprare un ristoro alla madre. Nello staccare il quadretto dal muro, gli parve che tutto ormai l’abbandonasse, e che era finita per sempre per lui e per la mamma infelice.
La Madonna si partia di casa loro! La disperazione vi entrava.
Parve ad Ugo che il lumicino che ardeva dinanzi all’Addolorata avesse messo un lamento e si fosse tosto rabbuiato, quando il quadro più non fu al suo posto. La stanza sembrò covrirsi di tenebre di morte.
III. UN RIVENDUGLIOLO FRANCESE
Diluviava che era una pietà. I rigagnoli aveano inondato a segno le vie di Pisa, che pareva il fiume Arno si fosse rovesciato su tutta la città. Rimbombava il tuono, come una immensa palla di piombo rotolata sovra un’immensa lamina di ferro.