In quanto al colorito, Ugo sapea con tant’arte e genio distribuirlo, che non gli si avrebbe potuto rimproverare una sola tinta superflua o mal locata. Lo speziale dà i coloriti a tutti, dicea il Tiziano, ma solo il buon pittore ne fa il colorito.

Ugo insomma dimandava all’arte di sforzarsi a vincere l’inopia dei mezzi e la non cedevolezza della materia, egli sudava a gran goccioloni, come sudano tutti gli artisti che traggono la vita da un impasto di colori e danno alla tela tutte le passioni umane. Egli possedea que’ pregi che gli assicuravano piena vittoria in quel certame di opposti, qual’è il poter congiungere l’ardimento colla dolcezza, la forza colla grazia, il grande col modesto.

Noi abbiam cercato di descrivere il quadro compiuto, però che non avremmo potuto seguitarne la lenta esecuzione. Un anno intero fu speso da Ugo Ferraresi a terminare il suo lavoro, durante il qual tempo molti avvenimenti ebber luogo, che a mano a mano andremo narrando.

Ci affrettiam di dire intanto che il Ferraresi avea fatto passar sulla tela le sembianze di Luigia Aldinelli, la cui immagine era scolpita incancellabilmente nella fantasia di lui. Però, a seconda che quelle adorate sembianze andavansi conformando, egli amava l’opera sua con tal delirio che spesso ei dimandava a sè medesimo quale più amasse, se l’originale o il ritratto. Rimanea le lunghe ore a contemplar le care fattezze di quel viso, e talvolta non sapea resistere al desiderio di baciar le labbra inanimate ma vive della sua dipintura.

Questo gran lavoro era tramezzato dalle frequenti gite, che il giovine artista innamorato faceva alla Cascina.

Luigia Aldinelli non poteva mostrarsi al suo amante che di soppiatto; ed egli era costretto a starsi per molte ore rincantucciato nello spigolo di un muro, immobile, all’impiedi, esposto alle intemperie ed a’ rigori della stagione.

Ciò non pertanto, una breve distanza li separava la quale permetteva all’amante Ferraretti affissare i suoi sguardi su quella carissima creatura. Oltre a ciò, la disposizione del sito era tale che il luogo ove Ugo si ponea sovrastava alla casa di Luigia; così che costei, per guardar l’artista e per parlargli, aveva sempre i suoi begli occhi levati in alto.

Eppure le ore in cui que’ due si vedeano e s’intratteneano tra loro erano le più belle: il freddo, la pioggia e il vento non erano neanche avvertiti, ed eglino erano così felici, che il cielo avrebbe potuto cadere sul loro capo senza che quasi se ne fossero addati.

L’anno che fu necessario ad Ugo Ferraretti per compire il suo quadro fu per lui un anno di emozioni si vive, che lo avrebbero senza dubbio spinto a morte, se gli avvenimenti che si succedettero non avessero dato altro avviamento agli abiti della sua vita.

Eran circa sei mesi dacchè egli lavorava al suo quadro, quando una mattina, il campanello della sua casa fu udito a suonare.