Era questa una straordinaria singolarità; che dovea grandemente sorprendere il giovine artista; però che nessun amico egli aveva, e non mai anima viva era ito a visitarlo nella Casa di Satana.

Egli rimase per qualche tempo in forse se veramente all’uscio di sua casa il campanello si era fatto udire; ma tal sospensione di animo presto si dileguò al risuonare che fece lo stridulo istrumento, il quale erasi quasi arruginito per l’umidità di quella casa, e per l’ozio perpetuo in cui giaceva.

Ugo si alzò, gittò un panno sulla tela per nascondere l’opera sua e andò ad aprire.

Un giovine si presentò al suo aspetto, decentemente vestito:

Era Federico Lennois.

VII. L’INVIDIA

— Siete voi l’artista Ugo Ferraretti? chiese Federico Lennois al giovine con ispiccato accento straniero.

— Io son desso, rispose il giovinetto figgendo gli occhi sul personaggio introdotto nello studio.

— Quanto piacere io provo nel conoscervi di persona! disse Federico; ho veduto dal sig. Giacomo Palliard i vostri quadretti, che sono tante gemme di arte; particolarmente la vostra Addolorata, che è stata venduta per 500 lire alla casa Righetti di Livorno.

— 500 Lire! la mia Addolorata! O infamia!