— Ferdinando Ducastel, pittore come voi, ma non del vostro ingegno e della vostra terra, perocchè io sono francese:

— Ferdinando Ducastel! Francese! Oh perdono alle mie stolte parole, perdono al dolore che me le dettava.

Ugo cadde nelle braccia del Lennois, il quale stampò sulla fronte di lui un freddo bacio.

Era il bacio dell’Iscariota.

Cessata la commozione, Ugo rialzò la faccia rischiarata dalla gioia e guardò con passione il suo giovine amico.

— L’emozione che io provo, signor Ducastel, è troppo grande perchè mi dia l’agio di significarvi l’animo mio. Le lagrime di contentezza che ho versato vi dicono abbastanza quanto io sono profondamente tocco dalla vostra squisita delicatezza. Oh questo è certamente uno dei più bei giorni della mia vita! Iddio ha benedetta la mia solitudine accordandomi un amico...

— E dei più affettuosi, disse Federico abbassando gli occhi al suolo.


Passò qualche momento di silenzio.

— Anche voi dunque siete pittore, signor Ducastel? dimandò Ugo — e avete avuta tanta indulgenza per le mie deboli cose?