— Un capolavoro!... Oh, lo sarà lo spero.
Questo grido, scappato involontariamente dalla intuizione del genio, fece allibir d’invidia il Francese.
— Su, su, togliete quel panno, disse questi mal contenendo l’amarissima curiosità che il divorava, e si appressava al cavalletto per iscoprire il quadro; ma Ugo il rattenne.
— Un momento, signor Ducastel, io sono pronto a soddisfare alla vostra curiosità; ma debbo avvertirvi che è questa una gran prova di amicizia che vi do... Nessun al mondo ha finoggi veduta quella tela.
— Ah! esclamò il Lennois, cui un pensiero d’inferno attraversò l’anima nera; nessuno ha veduto il vostro quadro!
— Nessuno l’ha veduto, ed io ho le mie ragioni per nasconderlo per ora ad ogni occhio mortale... Laonde giuratemi, signor Ducastel, che non paleserete ad anima viva l’esistenza di questo quadro.
— Ve lo giuro sulla mia vita, rispose cupamente Federico.
Ugo sollevò il panno che copriva la tela...
Egli era pallido come per morte.
Invece il volto di Federico Lennois era divenuto una vampa di fuoco; i suoi occhi erano ardentemente fissi in sulla tela: un pensiero intanto gli annebbiava la vista: