Quei pronto move; ed al signor vicino E con rapidi passi in un momento, Ivi, la fronte umilemente inchino, Ch'a dir prendesse egli aspettava intento. Ed irato Ottoman: pur sul mattino Per noi vinceasi, onde or tanto spavento? Qual larva de le turbe agita il core? Cerca, onde sia de' nostri il gran terrore;

LII

E mi si scopra. Ei sì dicea turbato. Stette ascoltando il cavalier dimesso, Ed indi sprona il corridor frenato Battendo l'orme in sul sentier commesso. Tosto che dentro da lo stuolo armato Ei si condusse, a' primi sguardi espresso Gli fu, con grave pena oltra ogni essempio, De le genti dilette il crudo scempio.

LIII

Rimira di battaglia orribil'arte, Correre il sangue ed allagare il suolo, Mira monti d'estinti, e mira sparte Le squadre in fuga e che non pugna un solo; Parte s'adira riguardando, parte Ingombra il fiero sen pietate e duolo, E ferma il corso, e ne la gente ancisa Colmo di meraviglia il guardo affisa.

LIV

Non altramente da cordoglio è vinto Indo bifolco, ove ripone il piede Ne l'ampie stalle de l'armento estinto, Ch'a l'aer fosco del leon fur prede: Vede sbranati i fieri tori, e tinto De le squarciate membra il terren vede: E sparsa vede al vento ogni sua speme, E tra' singulti inconsolabil geme.

LV

A tal sembianza in rimirar s'attrista Oronte, e grida: ah miserabil sorte! Così per noi vittoria oggi s'acquista? Ed i trofei sperati oggi son morte? Mentre nel così dir volge la vista, Scerne Giassarte che terribil, forte Porge ne la battaglia in vario corso, Ove richiesto è più, saldo soccorso.

LVI