«… Guerrier, le tue ragioni intendo; L'opra del Re fu scellerata e rea: Il tuo disegno io volentier commendo; Ma non vo' che di pregio e che di gloria Si scemi con tua man nostra vittoria.»

La qual risposta parve al cav. d'Urfé une chose un peu estrange: «Il me semble qu'une telle action ne devoit point estre avouee pour bonne par un si grand Prince.»

Nell'Amedeide minore non si legge parola di quest'episodio di Agitercano.

CANTO IX.

ARGOMENTO.

Ode d'Ifigenia la trista istoria, E d'Alcmano AMEDEO: ma niega poi Che Agitercan rapisca a lui la gloria (Come promette co' disegni suoi, Uccidendo Ottoman) della vittoria. Folco a veder va gli impiagati Eroi; E, lor soavi compartendo accenti, Ne puote serenar le afflitte menti.

I

Già sposò mio fratel per sua ventura, E per sua disventura una donzella, La qual formando s'ingegnò natura, Ch'avesse con ragion titol di bella; Taccio, che la sua treccia era ambra pura, Ed ogni sguardo suo fulgida stella, Rubin le labbra, e che di bel sereno Splendea la fronte e d'alabastro il seno.

II

Se movea passo, o se facea soggiorno, S'a detti, o s'a sospir la bocca aprìa, Posasse gli occhi, o li girasse intorno, Seco era gentilezza e leggiadrìa; E, se 'n nobile danza, abito adorno O domestici manti ella vestìa, Lasciava in dubbio altrui, quando maggiore Fosse di sua beltà l'almo splendore.