XIII

Sommo trïonfo di beltà, nè mai Visto fra noi; ma di tesori immensi Per ogni tempo il pieno arbitrio avrai, E fia tua sola man che li dispensi. Che di cotanto onor biasmar giammai Ti deggia Alcman, torto gli fai, sel pensi Ei come saggio sa, che 'l nostro bene Ne la grazia del re por si conviene.

XIV

Nè questo detto io vo' tenerti ascoso; D'Ottoman l'alma a disdegnarsi è presta. Ed io vorrei, pria che 'l suo cor sdegnoso, Incontrare un leon per la foresta. Sì disse lusinghiero e minaccioso; Ma non d'Ifigenìa la mente onesta Per forza di speranza e di spavento Scosse dal suo gentil proponimento.

XV

Ella con franca voce il fea sicuro Ch'ogni artificio s'adoprava invano: Era qualunque strazio a lei men duro, Che caricar di tanta infamia Alcmano, Credi Bagon; con veritade il giuro; Tanto del re non può donar la mano, Ch'a lui mi venda: e l'or, ch'oggi mi porgi, Io lo reputo vil; ben te n'accorgi.

XVI

Sia tuo; serbalo teco; io tel consegno: E tu del gran Signor tempra le voglie, Ed affatica il conosciuto ingegno Ad ammorzar l'ardor che 'n se raccoglie. Visto, ch'ella d'amar prende disdegno Sì fortemente, il messo indi si toglie; E noi creder dobbiam, ch'egli dicesse Poscia al tiranno fier quanto successe.

XVII

Finse Ottoman di disïar piacere Una giornata in caccia; e sul mattino Mosse con pochi a perseguir le fere, Per entro un bosco a la città vicino. Quivi lasciò de le seguaci schiere L'usata corte, e travïò camino, E, trapassando per lo folto, disse Co' cenni al mio fratel, che lo seguisse.