XXIII

E, poi che sorse il sol su l'emispero, Vien meco: Alcmano a ritrovare andiamo, Mi dice. Ed io con lei calco il sentiero, Ed in brev'ora la foresta entriamo; Molto cercammo, ed oh spettacol fiero! Al fine in scura valle il ritroviamo Tutto sanguigno, e le sue membra ancise, Sbranate e lacerate in varie guise.

XXIV

Subito fummo, io da mestizia oppresso, Gelido il petto, e con le ciglia immote, A lei di favellar non fu concesso: Cotanto pianto l'inondò le gote. Poi grida: e pur non ingannevol messo A me venisti, e vere fur tue note? E quivi di pallor copre l'aspetto, Stracciando i crini, e percotendo il petto.

XXV

Poscia narrommi d'Ottoman l'amore Nato fra balli, e che Bagon propose; I doni, i preghi ad ammollirle il core, E ciò che disdegnando ella rispose: Narrommi ancor, che sul notturno orrore Alcmano istesso i suoi martiri espose. Io stimai, ch'ei giungesse a quella morte Per cagion de l'amor de la consorte.

XXVI

E però senno giudicai frodarsi Con simulato cor tanta sventura, Che la colpa del re manifestarsi Mal nostra vita renderìa sicura. Dunque fra i pianti e fra i sospiri sparsi Pensammo come porsi in sepoltura Dovesse il corpo sfortunato; e poi Di lui non far parola unqua fra noi.

XXVII

Così dove men sodo era il terreno De l'ima valle ivi per noi s'aperse, Ed Alcman vi si pose, indi non meno De lo stesso terren si ricoperse. Ma chi giammai potrìa narrare a pieno Di che misere lagrime t'asperse? Al mesto loco alfin volgemmo il tergo, E tornammo dolenti al patrio albergo.