LIII

Egli diceva: estremamente ho caro, Anima grande, che di me ti caglia; Ma de' miei giorni, ch'a l'occaso andaro, Nulla, se prezzi il ver, pena t'assaglia: Le membra ancise da nemico acciaro, Tolte per man del ciel da la muraglia, Son date in Roma a la pietà paterna; E l'alma gode alma letizia eterna.

LIV

Folco, son fosche nebbie i carri altieri, E già del Tebro i sì famosi allori Appo quei che ne l'alto a' suoi guerrieri Il grandissimo Dio comparte onori: Esperto il dico; i detti miei son veri: Tu fanne certi de' seguaci i cori, Perchè, spendendo l'animose vite, Aggiano per tesor le sue ferite.

LV

Così diceva, e non d'umani accenti, Tant'era caro, rassembrava il dire. Indi si scorse fra bei lampi ardenti, Tornando al ciel, come balen sparire; Di repentino oblio sparge i tormenti Folco ascoltando, ed un novel gioire Par che nel petto afflitto al duol succeda, E tutta volta era del sonno in preda.

FINE DEL IX CANTO.

ANNOTAZIONI

AL CANTO IX.

L'argomento in prosa dice così: