«Nel IX. Agitercano Turco si offere di uccidere Ottomano; et Amedeo non l'accetta. Il Gran Maestro visita Enrico e Trasideo feriti.»
L'episodio di Agitercano avendo principio nel canto VIII. è da vedere quanto si è detto nelle annotazioni a quel canto.
Il Cav. d'Urfè ha due sole censure pel IX.
Aveva detto il Poeta, che Ottomano, condotto Alemano
«In sulla riva d'un vallon profondo, Come l'ebbe colà, spinta gli diede E trabocollo……»
«Il me samble ( parla il Critico ) que quand Ottoman tue Alcmane ce soit une chose contraire a ce que les grans Turcs ont accoutumé de faire, parce que leur ordinaire est de le faire faire par autre; touttefois s'il se peut excuser sur la colere, je m'en remets au jugement d'autruy, et mesme s'il y a subjet de colere, puisqu'il estoit blessé et que mesme il dit que le sang couloit encore, et que Alcmane le dit luy mesme a Ottoman.»
Quanto al fare che Ottomano uccida l'infelice di sua mano propria, vero è che i gran Signori de' Turchi si servono in cotali uccisioni del braccio altrui; ma quì trattavasi di materia gelosa, e in ispecie nell'Oriente, ed in un secolo non ancora guasto dalla mollezza; e però il far trucidare Alemano alla scoperta, sarebbe stato come un far pubblica l'onta di una fiamma disonesta.
L'altra parte della censura, ingenuamente dichiaro ch'io non l'intendo. Può essere che il Chiabrera mutasse alcuna cosa nel dare alle stampe il poema; e da ciò verrebbe l'oscurità della critica fatta sul manuscritto. Più chiara è questa che segue.
«En ce chant on ne voit presque rien que des songes et des apparitions d'esprits, et des discours des démons entre-eux qui sont du tout trop ordinaires, comme V. A. a bien remarqué.»
Questo difetto tolse il Poeta riducendo l'Amedeida a soli dieci canti; e ordinando che fosse pubblicata lui morto. Ma su questo poema convien leggere le lettere del Chiabrera a Bernardo Castello, che si stampano dal sig. Ponthenier; essendo in esse la storia minutissima dell'Amedeida.