Indi per foschi nembi, atro sentiero, La simulata imagine sen vola, Come per soffio d'aquilon leggiero Ratto a lo sguardo altrui nube s'invola; Ma la donna real, ch'entro 'l pensiero De la finta nudrice ha la parola, Speme avvivando, si rinfranca, e move A far co' preghi suoi l'ultime prove.
XV
Lascia le piume, ed abbandona ogni arte. Onde con pompa sue bellezze onori; Nulla su' manti suoi gemma comparte, Nulla s'asperge di soavi odori; Le belle chiome al vento ivano sparte Argomento a mirar d'alti dolori; Nè del bel collo al puro latte intorno Giransi perle, onde fiammeggi adorno.
XVI
Così veloce ad Ottoman sen riede, E col bel guardo di mestizia pieno Fiso il rimira, e gli si getta al piede, E vinta di dolor quasi vien meno: Egli in foco sen va come la vede, L'alza da terra, e la si stringe al seno, E stan gemendo, e palpitando alquanto; Sultana alfine apre le porte al pianto;
XVII
Percote il petto, e con la man dolente Le bende straccia, indi le chiome aurate, Poi con singulti fece udire ardente, Il suono afflitto de le voci amate: Ne l'empio risco, e nel gran mal presente Deh risorga, Ottoman, l'alta pietate, Che nel petto real da prima sorse Mirando me di me medesma in forse.
XVIII
Volgiti addietro, e ti rammenta il giorno, Che Lidia in guerra soggiogata ardea, Allor ch'a' vinti si girava intorno Tra sangue e foco ogni miseria rea, Io per tor la mia vita a scempio, a scorno Quel giorno a morte volentier correa, Stringea la spada, e già feriami il petto, Quando il ciel ti condusse al mio cospetto.