Ma breve fu, che non biondeggia ancora Dentro l'orror, che tutto il ciel coperse, Cinta di rose la novella aurora, Ch'egli si scosse, e le palpebre aperse; E pur si volve, e col pensier dimora Su per le squadre in guerreggiar disperse, E del fin de la guerra omai dubbioso Rigira in mille parti il cor pensoso.

XLV

Che dee far egli? alto campion contende Sì, che Rodi atterrar non è speranza; Se quinci ne i suoi regni a tornar prende, Quel suo ritorno ha di fuggir sembianza; Fra se diceva: or l'universo attende Quanto mia forza in arme oltra s'avanza, E se col mio furor son van gli schermi, E nel più nobil corso udrà cadermi?

XLVI

Sparsa è la fama; ed omai l'Asia crede, Che per me giaccia il Rodiano oppresso, E colà porterò repente il piede Di mie vergogne messaggiero io stesso? Facciami il ciel d'altra memoria erede; Questa io rifiuto: ad AMEDEO concesso Sia fornir contra me tutti i desiri, Ma ch'io volga le spalle, unqua nol miri.

XLVII

In cotal guisa favellando ei veste D'usata pompa il regio busto, e guarda Che chiude l'alba ancor l'uscio celeste, E d'ira par, che per l'indugio egli arda; Torna a le piume, e pur le ciglia ha deste, Onde tra quei riposi ei più non tarda; Va per le tende, e perturbato in faccia Con interrotto suon duolsi e minaccia.

XLVIII

Obbrobrio d'Asia, a la stagione eletta Per la vittoria ogni guerrier paventa? Meglio era lor….. ma di costui vendetta Prima farò, che i Rodian sostenta: Oh se questo arco incontra lui saetta! Oh se con cento piaghe aspro il tormenta! E se lupo a le tane esca sel porti? Sì forsennando avvien ch'ei si conforti.

XLIX