Che rechi tu? l'oscurità del ciglio, E l'affanno, che 'n faccia io ti rimiro Danmi certezza del mortal periglio, E de l'immenso danno, ond'io sospiro. O del grande Ottoman fiero consiglio, Ostinato ad ogn'or nel mio martiro? Sara pur ver, che ne gli strazj acerbi Per me nulla pietate il Ciel riserbi?
XXXI
Mentre si lascia in preda a fier cordogli, Sangario le dicea: perchè t'affanni? In van da gli atti miei pena raccogli, Falso argomenti, e te medesma inganni; Reina, dal timor l'alma disciogli, Chè non è stella in Ciel, che ti condanni, Anzi a tua vita ritrovar conforto Aperto varco e non fallace ho scorto.
XXXII
Indi il secreto inferno ei le dispiega E quale scampo ad Ottomano avanza, E varj detti accortamente impiega, Per forte sollevar la sua speranza; Ella gli occhi dogliosi a terra piega, Tutta vinta d'angoscia a la sembianza, E stette immota alquanto, indi si scosse, E poi la fronte con la man percosse.
XXXIII
Ululi l'Asia, ella diceva, e i canti Oblii dolente, e tutta a brun si vesta, Ed ogni sposa co' più rei sembianti Omai de l'aureo crin rada la testa; Qual fra miserie, e fra dolor cotanti Ora puossi aspettar salvo funesta? E qual con Ottoman, che corre a morte Non ci s'appresta miserabil sorte?
XXXIV
A lo scampo di lui propensi aita Se verginella al suo morir succede; Se donna si chiedeva, era mia vita Ben pronta ad offerir l'estrema fede: Ah che nostra salute oggi è schernita; Una vergine a morte ecco si chiede Che trovar non sapremo, ed io che presta A morir mi sarei, non son richiesta.