Or chi verrà che nostre colpe emendi? Come in ciel placherassi il fier disdegno? Chi chiuderà la strada a casi orrendi? Da qual possanza aspetterem sostegno? Ottoman, tu sei morto; in van contendi, Rodi fia de' tuoi giorni ultimo segno; Sì grida; e tratta a le sì nove pene Ver lei sen venne, e presentossi Irene.
XXXVI
Costei nacque reina, ed a Sultana Poi crebbe in seno, a lei minor sorella, Bella così, ch'ogni bellezza umana Perdeva in paragon nome di bella; E ne l'aria del volto umile e piana Ogni sguardo di lei sembrava stella Che scintillando intra notturni orrori Vibri in cielo seren raggi maggiori.
XXXVII
Era sul terzo lustro, e ne l'aspetto Le rideva il bel fior di gioventute, Ma per eccelso cor nudriva in petto Saldo desir d'ogni maggior virtute; Or quando udì ciò che Sangario ha detto, Del sovrano signor per la salute, Intenerita di Sultana al duolo, Franca disciolse a questi detti il volo.
XXXVIII
E disse: o del mio cor cara germana, Ed o cara reina, onde disperi? Perchè cotanti guai? mira, Sultana, Che di troppo spavento empi i pensieri; Se da Sangario vien fama non vana Sottrarremo Ottomano a' casi fieri, Che per farti felice alto diletto Sarammi il sangue riversar dal petto.
XXXIX
Ella così dicea: ma prende a sdegno Sultana quel parlar, come l'ascolta, E mesta sì, che non può stare a segno, Gli occhi ora in terra, ed or al ciel rivolta; Pera Ottoman; vada sossopra il regno, Ed io nel mio dolor stiami sepolta, Io via più di ciascun, per cui sola una Guasta i pregi de l'Asia empia fortuna.