Mentre che di se stessa il duol la toglie, Ed ogni senso passion le fura, Andiam; chè le sue strida, e le sue doglie La morte a sofferir mi farian dura; Tu de l'inferno ad appagar le voglie Con l'arte occulta, e col saper procura, Io darò 'l sangue, e serberovvi in vita Il gran signor con la mortal ferita.

XLVI

Ciò disse a pena, e con altier sembianti Trasporta il piè fuor de le regie tende Succinta in gonna d'or, che di diamanti E di gran perle variata splende; Allor Sangario le trapassa avanti, E d'atra pece sette faci accende, E va nel campo ove giaceansi estinti De la battaglia, e vincitori e vinti.

XLVII

Quivi tra mille brandi un ferro scelse Ancor stillante, e con dimessi accenti Da l'immondo terren l'erba divelse, Ed impresse su lui segni possenti; Poscia rivolto in ver le stelle eccelse, E verso i regni de l'inferno ardenti Col mormorio, che più tra' maghi è forte, L'alta donzella consegnava a morte.

XLVIII

Al fin le porge il ferro; ed ella franca Pur col bel guardo a rimirar sereno Strinselo ne la destra, e con la manca I ricchi manti si squarciò dal seno; Mostrò quel petto, che se l'alpe imbianca Candida neve in paragon vien meno; Indi le belle ciglia al ciel converse, E poi le labbra a questi detti aperse:

XLIX

Se 'n vece sua, perch'Ottoman non mora, Alma trafitta volentier s'accetta, Questa, che per mia man sen vola fuora, Numi eterni del ciel, non sia negletta; Plachinsi vostri sdegni, e da quest'ora Sovra Rodi per noi scenda vendetta, Nè vestigio di gloria in lei rimanga, E sotto il giogo turco ululi, e pianga.

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