Omai di Rodi soggiogar l'impero Posso a mia voglia, ed oscurar sua gloria, Ma gioir poco, e poco andarne altiero Mio nome unqua potrà per la vittoria, Che non sol ci costò sangue guerriero Ne l'universo durerà memoria Lasso, ma si dirà, ch'io fui costretto Di real donna a lacerare il petto.
LVI
Ah che nulla ne seppi; e certo in vano Per me salvar ti condannasti a morte; Nè permesso l'avrei, ch'era mia mano D'ogni nemico a trionfar ben forte; Ma se tu sul fiorir per Ottomano Non paventasti formidabil sorte, Che dee fare egli intra Cristiani armato, Perch'al nome di te non sembri ingrato?
LVII
Poi che Rodi atterrata, e di sue mura Fia cosparso l'incendio oltra le stelle; Vecchi ed infanti entro prigione oscura, E fian le madri vilipese ancelle, Io per vendetta di tua morte dura Scannerò con mia man cento donzelle, Ed ergerò sepolcro, in cui si miri Lunga memoria di tuoi bei martiri.
LVIII
Non mento, Irene, i Rodïan dolori Con altra prova affermeran mio detto; E tu ben lunge da gli umani errori Discerni appien quanto richiudo in petto; Sì dice; e va dove i notturni orrori Suoi Sultana passar sovra aureo letto; Ivi seco disfoga i casi amari Finchè l'ore notturne il sol rischiari.