VIII
Mirate ben, che singolar bellezza Nel vostro sangue onestamente splende; Serva fia d'ogni barbara vaghezza, Se per vostra virtù non si difende. Quivi nobile ardir di giovinezza Fervidamente in Telamon s'accende; Ultimo fu di lor, che gli occhi aprisse Nascendo al mondo; ei diè risposta e disse:
IX
Non s'apriranno i barbareschi arcieri Quì dentro il varco; il lor sperar fia vano, Noi s'apriran giammai; folli pensieri Va nudrendo nel cor l'empio Ottomano; Noi certamente di vittoria altieri Pregi riporterem con nobil mano, O ciascuno di noi caderà spento, Carico il sen di cento piaghe e cento.
X
Memorabile ardir farà palese, Che da te prole non uscì codarda. Alza la madre, ove ciò dirlo intese, Le palme al cielo, ed a sì dir non tarda; Sieno, o beata, ne le tue difese Questi innocenti, e sovra noi riguarda, Madre di Dio, che 'l Creator lattasti: Son vani al tuo voler tutti i contrasti.
XI
Com'ella tacque; e che la madre udiro Mesta parlar su la stagion sì fiera, Le vergini il bel volto impallidiro, Qual vaga rosa che sfiorisce a sera; Timide poi co' genitor sen giro In verso il tempio a rinnovar preghiera, Nè pigro Telamon con fier sembiante Ove le trombe udia mosse le piante.
XII
E lo seguiva Alceo; ma su le soglie E del palagio in su l'uscir l'aspetta Col figlio in braccio la dolente moglie Ben caramente del suo cor diletta; Nè d'argento, nè d'or fregiate spoglie Ella ha d'intorno; ella apparia negletta Sì come il risco e la stagion chiedea; E pur nei suoi dolor beltà splendea.