XIII

E lui mirando con l'usbergo intorno Presto tra ferri a le battaglie estreme, Riga di caldi rivi il viso adorno, E tra sospir rompe le voci e geme; Allor ferma i vestigi, e fa soggiorno Con essa alquanto a consolarsi insieme, E chiudendo nel petto Alceo la pena In su la fronte i suoi dolor serena.

XIV

E le dicea: perchè la guancia oscuri, E fai sì distillar gli occhi dolenti? Omai son franchi de la patria i muri; Non sospirar; dà la temenza a i venti; Oggi fra casi lagrimosi e duri Vedrai per terra gli avversarj spenti, E de' Turchi superbi il fiero orgoglio Farsi a' popoli d'Asia aspro cordoglio.

XV

Esser non può, che d'AMEDEO la spada Non vinca, ed a bagnar l'ampia campagna Sotto il suo braccio ogni Bassà non cada, Sì del favor celeste ei s'accompagna; Ma ben pote accader, ch'a morte io vada E tra' nostri guerrier spento io rimagna; Chè di valor cercando alma corona, A nullo i rischi suoi Marte perdona.

XVI

E s'avverrà che ne la pugna io mora, Vò che di questo core i preghi intenda, Sì che nei manti vedovili ancora, Del comune figliuol cura ti prenda; E se 'l verace ardor, che m'innamora Può sì, che la tua fede anco s'accenda, Siedanti in mezzo a l'alma i desir miei, Nè condurre al tuo letto altri Imenei.

XVII

Sì disse, e come de gli amanti è stile Fuor de le ciglia sfavillava ardore, E Cassinice più che mai gentile Con questi detti fe' palese il core: Se 'n Rodi al sangue tuo sangue simile, E pari al tuo valor fosse valore, Ben potresti temer, non da te sciolta Mi dessi a l'altrui fede un'altra volta.