Così guarnito ei fa mirarsi, ed erra Dintorno, e vangli i cavalier da lato; E tuttavia de la rinchiusa terra Di bellicose trombe udiasi il fiato; Ne l'ora stessa a rinnovar la guerra AMEDEO sorge, e si dimostra armato; Fangli dintorno i cavalier corona; Ei saluta cortese, indi ragiona:

XXXIII

Guerrier sacrati; e tu di Rodi al regno D'armi altiero maestro e di consiglio, Ecco a' cenni di te pronto ne vegno Or che s'innalza il bel mattin vermiglio; Di salde torri io non vo' far sostegno A nostra speme nel mortal periglio, Nè trar da larghe fosse io voglio scampo, Anzi pugnar per la vittoria in campo.

XXXIV

Or chi sofferse guerreggiando offesa, Rimanga, ed esca la robusta gente Meco a pugnar ne la sì pia contesa; Dio sovra i suoi rimirerà clemente, Risponde Folco; e qual sublime impresa Non fia la destra a terminar possente, Da cui per duri oltraggi aspra vendetta, E Rodi in don sua libertate aspetta? */

XXXV

Indi a' suoi duci egli parlò: prendete Ciò che di forte in Rodi oggi dimora Per mover guerra, e nel gran pian scendete, Che de gli assalti omai vicina è l'ora; Altro dirvi non deggio, usi voi siete A la virtù, che vostri nomi onora; Ed io, sì come è degno, ho da provarmi Con esso voi nel grande orror de l'armi.

XXXVI

Mentr'ei così dicea, scorge un scudiero Per lui tener gran corridore a freno, Che da le nari spande il fiato altiero, E col ferrato piè zappa il terreno; E dice: in questo giorno odio il destriero, E vo', ch'ognun di voi l'odi non meno, Instrumento di fuga; i nostri schermi Siano le man ben pronte, i piè ben fermi.

XXXVII