Allor seicento ivi rauna appena Il buon Velasco; e 'l successor d'Enrico Brisacco novecento altri ne mena; E de l'armi turchesche aspro nemico Mille a sua voglia Astor Baglione affrena. In vece de l'Orsin; Lancastro antico Con picciol schiera de le porte ha cura, E stassi Ottario a custodir le mura.
XXXVIII
Nè su le piume risonare intorno Sentono d'arme i coraggiosi inviti, Che dentro i valli al ritornar del giorno Tornano a l'armi i sagittarj sciti; Corrono entro il reale ampio soggiorno I duci sommi a la sembianza arditi, E stanno avanti ad Ottoman, ch'ardente Armi dimanda indomito, fremente.
XXXIX
Altri il busto real d'ostro, che splende Chiaro più tra' Fenici, umil circonda Sì che dal collo in sul ginocchio scende, E d'aurei fregi, e di gran gemme abbonda; Altri l'ostro superbo a cinger prende; Indi la spada, onde di sangue immonda Corse per l'Asia ogni riviera, ed anco Onde Rodi tremò, gli appende al fianco.
XL
L'acciar temprossi ne la Siria terra Con lungo studio, e tra' miglior si scelse; E d'oro, e di diaspro ove ei si serra, Diaspro, ed or per nobile arte è l'else; Poscia su l'elmo, alto ornamento in guerra, Penne di più colori ergono eccelse, Penne, cui rimirar senza paura Alma di cavalier non è secura.
XLI
Tra le superbe piume aspro minaccia Guerrier centauro di piropo acceso, Che col vigor de le robuste braccia Saetta strai sul fulgido arco teso; Sì nobile arme sotto il mento allaccia, Onde ne vada il capo altier difeso, Indi ampio scudo gli si porge al fine, Che 'n temprarsi stancò regie fucine.