Saldi diamanti al lucido orlo intorno Splendeano ardenti, e dentro lor rinchiusa, Dorato mostro e di gran gemme adorno, Vedeasi atroce minacciar Medusa; Acciar sì forte e sì pomposo il giorno De' maggior rischi rivestirsi egli usa; Però con questo a le dubbiose prove Contra AMEDEO fuor de la tenda or move.

XLIII

Pronto è 'l destriero, ed ei feroce ascende Sovra il dorato arcion d'un leggier salto; Ed il buon corridor tutto s'accende, Che 'l Re conosce, al sanguinoso assalto; Rivolge il guardo minaccioso, tende L'orecchie, sbalza i piè ferrati in alto, Alza i nitriti, e di canuta spuma Il morso imbianca, e da le nari ei fuma.

XLIV

Leardo era di pel, gli estremi crini E la gran coda colorito a nero; Aquila in cielo, e per lo mar delfini Seco perdeano in divorar sentiero; Fulmine ei si dicea fra' Saracini; Crebbe a l'onda d'Eufrate, Armeno impero E per uso di Regi indi ritolto, Splendea fra gemme a meraviglia involto,

XLV

Perla, che già nel sen l'Indo Oceano Nudrì più scelta, ove riponsi il piede Orna la staffa, e fiammeggiar lontano Fra lampi di smeraldo il fren si vede; D'oro è la sella, e per industre mano Di rubin sparsa, cui terribil sede Il gran tiranno, e co' più rei sembianti Così grida i Bassà ch'avea davanti:

XLVI

O non nati per l'armi a cinger spada, Ma sotto sferze a travagliare un remo In duri ceppi, ora ciascun sen vada, E conti altrui, s'io sbigottisco e tremo; Io sol vo' farmi a Rodi oggi la strada, Io sol provarmi nel periglio estremo; Toglietevi di mano ed archi e strali: Ah lacci poco essercitati e pali!

XLVII