Così gridaro, ed oltra Rodi intesi Ben lunge i gridi fur, tanto gli alzaro, E tutti il petto a la vittoria accesi L'ozio via men, che la battaglia han caro; Già tirano le corde a gli archi tesi, Ed a le spade d'affilato acciaro Han le man sovra gli elsi; ogni asta è scossa, Ed è presto ogni piede a prender mossa.
LIII
In tanto Folco in belle spoglie ardente I suoi seguaci a ben disporre attende; Ei li congiunge a ripa, ove un torrente Tra sassi dissipati aspro discende; Quivi lo stuol de la non molta gente A' Turchi in fronte quanto può distende; Sta Spagna al destro, Italia al lato manco, E nel mezzo ripone il popol franco.
LIV
Ed allora AMEDEO pronto soccorso Porge con note di sublime ardire: Incliti cavalier, volgete il corso Contra quegli empi, e saziate l'ire; Petto non volgeran, che 'l dì trascorso Ciascuno apprese a sol dover fuggire; Spengasi omai l'aspro Ottoman, lui vinto Casca de l'Asia ogni potere estinto.
LV
Il forte acciar, che vi fiammeggia in mano Non pur quì lascerà Rodi sicura, Ma sgombrerà di doglia il gran Giordano, Ma farà franche di Sion le mura; Quale in battaglia a l'ardimento umano Fu proposta giammai simil ventura? Su, che n'aspetta di Sion sul monte Celeste lauro a coronar la fronte.
LVI
Mentre dicea, da le belle armi intorno Spargeasi incendio di divin fulgori; E qual di tersi raggi Espero adorno Appar nel grembo de' notturni orrori, Tale apparia; ma ripensando al giorno Ove in guerra ei versò tanti furori, Gelano i Turchi in rimirarli, e sanno Ben divinarsi il non lontano affanno.