III
L'asta sen vola a voto; ei s'appresenta, Nè sol l'aspetto d'AMEDEO sostiene, Anzi assalto gli dà, ma indarno il tenta, Sì forte con la spada egli il previene; Piagalo ne la gola, e non s'allenta, Che dentro il petto gli secò le vene, Ond'egli traboccò gonfio di rabbia, E diè di morso a la nemica sabbia.
IV
Infra i seguaci a vendicar lui pronti, Corsevi squadra di valore altiera, Usa già fra le selve, usa fra i monti Orribil farsi ad ogni orribil fera; In vece d'elmo ad inasprir le fronti Portano teschio di crudel pantera, E de la varia spoglia intorno cinti Fra gli altri risplendean quasi dipinti.
V
Giù dal profondo cor ciascun sospira, Batte la fronte lagrimoso e geme, Ma pur dove cader pallido il mira Infuriato Mustafà ne freme: Veggia mendici, a lor medesmi in ira, I figli, e serva di lussurie estreme La moglie, ei grida, da digiun costretta Chi del caro signor non fa vendetta.
VI
Cotal dicendo alza la spada, e crudo AMEDEO strigne; ei che 'l furor discerne Al ferir, che ne vien porge lo scudo, Così l'offesa, e la minaccia scherne; Ma dove quel selvaggio il corpo ha nudo Caccia l'acciaro entro le parti interne, E prima il ventre, e poi le reni impiaga; Quei cade, e 'l campo di suo sangue allaga.
VII
Ma la spada AMEDEO fatta vermiglia Ver gli altri volse, ed a Rustan percote L'orrida testa, intra l'irsute ciglia Cala il tepido ferro oltra le gote; Lungo singhiozzo e sanguinoso il piglia; Vassene a terra; ivi le gambe ei scote, E fatto in sul morir tutto di gelo Con gli occhi cerca, e non ritrova il cielo.