XIII
Sferza ogni petto infuriando, e fiede De' Turchi a dentro il cor, fiamma infernale Sparge e strider che le procelle eccede Gridando in suono a' fieri tuoni eguale: Un sol nemico, ognun di voi sel vede, Una spada soletta oggi v'assale, Nè s'ardisce per voi, salvo fuggire? E d'innalzar più gli occhi avrete ardire?
XIV
Mille minacce allor, mille rivolte Son piaghe incontro al gran guerrier, ma vane Molte ne fa l'elmo divino, molte Lo scudo invitto a le percosse umane, Molte da gli archi e da la mira tolte L'Angel faceva indi volar lontane, Molte non manco che per l'aria scerne Con destri salti il cavalier ne scherne.
XV
Sì da gli strali e da le spade aita Cercano indarno, e 'n trascorrendo il piano Col gran ferro divin toglie di vita Olfan, Zulemo, Beregir, Giorano, Giaffer, Pirgo, Azamor; quinci smarrita Fugge la turba la terribil mano, E fatta al suono de le trombe sorda, Nè di fè, nè d'onor non si ricorda.
XVI
Qual s'orba tigre a le caucasee sponde Le gregge affronta, o là vicino al Gange Empia col morso, empia con l'unghie immonde Mille gole apre e mille fianchi frange; Rimugghiano le selve alte e profonde A l'atro scempio e 'l pastorel ne piange; Sangue intanto funesta ampio la terra, Tal feroce AMEDEO s'inaspra in guerra.
XVII
Sparso intorno di lampi e di fulgori Vibra ne i petti altrui l'arme lucenti, Crudo a mirar, come leon, che fuori Dal chiuso vien de i lacerati armenti; Versa dai torbidi occhi aspri furori, Divampa, freme, alto dibatte i denti, E de la vita il don contende e niega, E tronca le man giunte, onde altri il prega.