XVIII
Quinci di Turacan su quello instante Mal sommersa in terror fugge ogni schiera; E quando ad altro oprar non è bastante, Lor fassi scorta inverso il mar Megera; Mettesi in mente quella turba errante Por su le navi, e sì camparla spera; Ma non per tanto con volubil piede A non molti AMEDEO fuggir concede.
XIX
Aspro in valore ed in furor s'avanza, Nè punto allenta la mortal battaglia, Anzi di tuono ardente a la sembianza Vince l'anima altrui pria che l'assaglia, Tal soggiogando in guerra ogni possanza Fende le lucide armi, i corpi taglia, Infrange l'ossa, e d'atro sangue involto Calca de gli atterrati il petto e 'l volto.
XX
Sì dietro a i vinti egli sen corre a volo Pure a le piaghe, ed a gli strazj intento. Ivi fra tanti insanguinava il suolo Usucassano impallidito e spento; E sovra lui, come sommerso in duolo, Innalzava un demon strano lamento, Lamento tal, quale a demon conviene, E bestemmiando inacerbia sue pene.
XXI
Scorgelo un altro de lo stuolo inferno, E gridava ver lui con guardi irati: Asmodeo sì possente, or che discerno? Ove lasci sepolti i pregi usati? Fassi in guerra di Turchi aspro governo, E tu quì piangi neghittoso e guati? Nè per salute lor svegli l'ingegno? Ora è ciò prova d'infernal disdegno?
XXII
Io, benchè indarno procurar vittoria Oggi mai possa d'Ottomano a l'armi, Vuò tal de l'opre mie lasciar memoria, Che Lucifero almen deggia lodarmi, Gli risponde Asmodeo; s'odi l'istoria Ond'io contristo il cor, non che biasmarmi, Anzi compiangerai, s'oggi quì piango, Di sì caro desir privo rimango.