XXIII
Quì tacque, e dicea poi: di gemme e d'ori Fa ben superba in Caria i suoi soggiorni Carme, ch'accende co' begli occhi i cori, Nè men gli accende co' sembianti adorni; Costei fra le delizie e fra gli amori Trasse de la sua vita i primi giorni, E sormontando a la più salda etate, Sempre fu liberal di sua beltate.
XXIV
Di tutto ciò ch'a medicare il volto Per arte femminile ha maggior vanti Ella ebbe il fior ne le sue man raccolto, Piacevole esca per novelli amanti; Nè di ciò ben contenta, il pensier volto Le vidi ad opre de gli occulti incanti, E quivi io me l'offersi, ed in più modi Fei serva sua bellezza a le mie frodi.
XXV
Ove ella disiommi, al primo detto De gli scongiuri suoi pronto volai, E poi dentro aureo anel quasi costretto Or le diedi risposta, or le parlai; Per modo alfin la soggiogai, che 'l petto Senza incendio d'amor non fu giammai, Ed invogliata di desir perversi Entro un mar di lascivia io la sommersi.
XXVI
Volsersi gli anni, ed al natio paese Un suo figliastro ritornò d'essiglio, Forte in campo d'amor ne le contese, Vivace il guardo, il volto avea vermiglio; Veder d'ambedue lor l'anime accese A me sembrava non vulgar consiglio; Lei mossi, ed a lui contra ella s'accinse, E lusingando finalmente il vinse.
XXVII
Mentre gioconda e consolata appieno Volgea la vita in dilettevol sorte, Grave spavento contristolle il seno Oltraggiando ad ogn'or tanto il consorte; Ma breve fu, ch'ella temprò veneno, E glielo porse, e lo condusse a morte; Femmina al mondo d'ardimenti egregi E degna che fra noi sempre si pregi.