XXXVIII
In questo punto, ch'a la turca gente Di sua salute ogni sentier si toglie, Scorge Megera, e giù nel cor dolente Più sdegno cresce, e più furor raccoglie; Per le spumose labbra un mugghio ardente Dal petto arrabbiatissimo discioglie, E da lo sguardo spaventoso e fosco Schizzano gli occhi immedicabil tosco.
XXXIX
Ponsi le mani in su la testa e forte Straccia le serpi, che rigonfie ed empie Fischiano d'ira; ed in più groppi attorte Armano il crin de l'infocate tempie; Pensa de' Turchi a divietar la morte, Ma non ben de' pensieri alcun s'adempie; Fra tanti rifiutati al fin solo uno Al fierissimo cor sembra opportuno.
XL
Ella sul campo, ove l'eccelse prove Son d'AMEDEO, tutto di nebbia involve, E sveglia vento procelloso e move In contra il gran Campion nembi di polve; Qual se per giogo alpin grandina e piove, E l'aria in neve aspro aquilon risolve, Vinto per via da la brumal tempesta, Chiudendo gli occhi, il peregrin s'arresta.
XLI
In tal modo il guerrier ferma le piante Intenebrato da la sparsa arena, E da le tante piaghe e da le tante Morti la destra, ed il fier brando affrena; Ma la furia infernal cangiò sembiante, E stretta intorno a se l'aria serena, Quasi di corpo uman si ricoperse, E quale è Megapente, altrui s'offerse.
XLII
Costui sul Gange in India ebbe gran pregi, E di bugiarda santità fu chiaro E sen fuggì, perch'annunziando a' regi La lor malvagità, forte l'odiaro; Quinci trattò di Ponto i duci egregi, Ed a la fine in Caria ebbe riparo, Donde movendo le velate antenne Con gli esserciti a Rodi egli sen venne.