XLVIII

Per cotal guisa indomito, focoso Verso Tersandro a lui vicin favella, Tersandro d'Atalanta amato sposo, Al già fier Turacan sola sorella; Quel, che da gli occhi nostri or s'è nascoso L'indiano Megapente in van s'appella; Egli è messaggio sovrauman, chè tali Non si movono andando i piè mortali.

XLIX

Ed io repente a le sue voci acceso Sentomi franco, ed ho guerriero il core, E l'usato vigor non m'è conteso, Anzi a la destra mia cresce il valore. Gli risponde Tersandro: hai ben compreso; Anch'io di me medesmo or son maggiore, Ho le piante leggiere, il braccio ho saldo, E via più che l'usato il petto è caldo.

L

Proviamci a l'armi, e d'acquistar si tenti L'alta vittoria ad Ottoman dovuta; Non disperiam, che tra l'armate genti De la guerra il tenor spesso si muta. Udendo il cavalier sì fatti accenti, Nessun periglio di morir rifiuta, Vago de l'opre e de gli essempi altieri, Cotanto arde Megera i suoi pensieri.

LI

Ed ella vola, e suoi veneni spande Fra le turbe oggimai senza possanza, Che rivolte a fuggir per varie bande, Solo han posta ne i piè la lor speranza; Ciascun la spada d'AMEDEO sì grande, Ciascun volge in pensier l'alta sembianza De l'orribile Eroe, quando li trova Il mostro inferno, e rinfrancargli prova.

LII

Parla a Cefiso, a Foroneo ragiona, Agita Trasimede, agita Eurota; Gente, che di valor porta corona, E che del duce morto era devota: Deh come è, che virtù sì n'abbandona? Come è, che 'l nostro acciar più non percota? Squadra di premi e d'ogni onor ben degna, De le vostre minacce or vi sovvegna.