Era a veder, quale è cercando il lito Libico arcier d'aspro leone in caccia, Che se l'orrida belva alza ruggito Tra' cari armenti, il pastorel n'agghiaccia, Ed ei feroce, e ne i perigli ardito D'insolito vigor sparge la faccia, E sfavilla per gli occhi e corre al varco, E disposto al ferir contorce l'arco.
XXVII
Sì la vergine orrenda in varia strada Cercando il duce le vestigia volve Fin che vien, dove il campo apre e dirada Il fortissimo Eroe tra sangue e polve: Ella mira il vibrar de l'aurea spada, Come de l'altrui vita i nodi solve, Come sparge terror; quinci ripiena Di stupor non usato i colpi affrena.
XXVIII
E poscia in riguardar quale alto ascende Fulgor da l'elmo, e da lo scudo, e quale Vivace lampo di bellezza splende Di lui nel volto a gli immortali eguale, Isconosciuto affetto il cor le prende E di nova pietà forza l'assale, Nè par, che senza universal disdegno Spegnersi possa un cavalier sì degno.
XXIX
Così dentro commossa empie la mente Dianzi feroce d'un pensier novello, Quasi altra da se stessa; indi repente Disarma l'arco del mortal quadrello, E placando le ciglia, il raggio ardente De lo sguardo guerrier torna più bello; E tale al grande Eroe fassi vicina, E con regia alterezza a lui s'inchina.
XXX
Rivolto de la donna al gran sembiante Mansueto AMEDEO prende a mirarla, E sprezza il campo che fuggia tremante, Togliendo il corso al piè, per ascoltarla; Ma la bella Anacarsi in quello istante Sciogliendo voce Italica gli parla, Che da Ligura gente infra 'l paese Già di Caffà quello idioma apprese.