Così diss'ella: e folgoreggia viva Fiamma da gli occhi suoi mentre li gira Verso il campione; ed il campion, ch'udiva Sì fatta offerta, in se medesmo ammira, E ben fermato di non trarre a riva Quella opera d'amor, ch'ella desira, Pensando va, come cortese neghi A la donna il piacer di che fa preghi.

XXXVII

Onde così parlò: felice appieno Il grembo di colei, ch'a noi ti diede, Qualunque è stata; e non felice meno La patria terra, ove fermasti il piede; Quale veggio splendor? quale sereno Che del bel di là su ne può far fede? E quale oggi beltà splende fra noi Non vista pria, nè da vedersi poi?

XXXVIII

E s'a ciascuno il tuo valor sovrasta, E durar teco in arme altri non vale Cingendo il brando; o s'abbassando l'asta Su spumante destrier non trovi eguale, Meraviglia non è; chè non contrasta, Ad immortal virtù forza mortale; Ed a vergine tal darsi vittoria È per l'uom vinto incomparabil gloria.

XXXIX

Di quì certo a ragion sommi guerrieri, Ed hanno incliti Re l'animo acceso; E come no? donna, tuoi pregi altieri Vincono d'ogni donna il pregio inteso; Ma non convien, che tanto bene io speri Da sì forte cagion viemmi conteso; E dolermen dovrei, ma che? non lice Farsi per ogni via quà giù felice.

XL

Io meco ho sposa, e me la diede Amore, E di più figli la mia reggia è lieta; Che si pareggi al tuo non ha valore, Ma non per tanto i miei desiri acqueta; Altra sposarne, o dare ad altra il core, Il Dio grande, ch'adoro il mi divieta; Ed ei de' falli altrui piglia vendetta, Però mi scusa, e mie ragioni accetta.

XLI