Tal vien quel stuol, ma da lo stuol converso De' Turchi in fuga egli è per via percosso Sì fieramente, che da pria disperso E fu seco a fuggir poscia commosso; Acqua di fiume rassembrò, che verso Il mar sen va tutto agitato e grosso, Da cui sospinta indietro, al fin spumosa Ristagna in grembo di campagna erbosa.
LVII
Ma d'AMEDEO via più sfavilla il core, E più divampa di disdegno in faccia, E circondato da divin fulgore Più con orride voci altrui minaccia; Sembra leon, che per selvaggio orrore, Secco le fauci, va ruggendo in caccia, O tuono, ch'arde inaccessibile alpe, O mar, ch'atroce inonda Abila e Calpe.
LVIII
Infocata Tesifone discerne Omai di Rodi la vittoria, e dice: Ecco l'umane, ecco le forze inferne Uscite indarno; or che tentar più lice? Ma se con l'armi onnipotenti, eterne AMEDEO sorge a trionfar felice, Perchè mirarlo? è meglio andar fra' rei Là giù dove io pur anco alzo trofei.
LIX
Ciò detto ella ritorna ai campi ardenti De la profonda region funesta; Ivi più cruda ognor l'alme dolenti Un punto sol di tormentar non resta; Ma tuttavia fra le nemiche genti Essercita AMEDEO la spada infesta, Ed elle in fondo di mortale affanno Null'altro omai, salvo fuggir non sanno.