A l'ignoto parlar non dà risposta Il gran Campion; ma nel pugnar non stanco L'acerba spada al temerario ha posta, Che schermir non la sa, nel lato manco; Passa il ferro mortal tra costa e costa Vago di sangue, ed Azamor vien bianco, E la luce del sol perdono gli occhi, Ed in terra a cader piega i ginocchi.
IX
Sul caldo umor, che la ferita piove, Tutto si bagna, e nel morir si scuote: Tal veggiam traboccar quercia di Giove, Che con bipenne il villanel percote; Ei del carro talor con travi nove Vuol ristorar le fracassate rote, E taglia il piè di pianta aspra, selvaggia, Ed ella ingombra in sul cader la piaggia.
X
Come toro superbo in riva amena, Ove fu duce di mugghianti armenti Sbranato da leon, con larga vena Riversa sul terren caldi torrenti, Tal colui sanguinoso in su l'arena Macchia presso al morir l'arme lucenti; A lui volge AMEDEO ben ratto il dorso, E contra i rei nemici affretta il corso.
XI
Impiaga Soliman d'ampia ferita; Dal ferro ebbe bambin scampo felice, Chè per medica man venne a la vita, Sì male il partoria la genitrice; Ma quì sul colmo de l'età fiorita A lui scampo simil sperar non lice, Che trafitto le coste ei casca a terra; Contra gli altri AMEDEO si move in guerra.
XII
Indi lunge fuggia Rossan non molto, Che fra' Cilici, ove facea soggiorno, Sempre di duo begli occhi, e d'un bel volto, Servo d'Amore, ebbe la fiamma intorno. E quì tra l'armi in bianca seta involto D'oro fiammeggia, e di begli ostri adorno, E pur pomposo d'apparir s'ingegna, Sì come a' suoi seguaci Amore insegna.