Mentre questi a fuggir veloce attende, Ver lui col ferro il gran Guerrier si volve, E 'l piè quando per l'aria egli il sospende, Fagli cader su la minuta polve; Ei sì storpiato in sul terren si stende Sangue versando, e giù del cor dissolve Lunghi sospiri, e tre fiate chiama Ariaden, cui di gran tempo egli ama.

XIV

E quel fedel, che da vicino il sente, Dietro la voce, che 'l chiamò sen viene, E dove il rimirò languir dolente Porgea la man per medicar sue pene; Ma quei: s'ho nel mio mal saggia la mente, Nulla di viver più m'avanza spene, Sì ne la piaga, e nel martir sofferto Scorgo segnal, che di morir fa certo.

XV

Tu, se riponi entro i Cilici il piede, Trova la bella donna, al cui bel foco Con sì fatta possanza Amor mi diede, Ch'ardere tormentando ebbi per gioco; Dille, ch'io mi morii, ma che mia fede Meco se ne verrà per ciascun loco, Nè prenda a lagrimar sovra il mio stato, Sol, ch'ella in cor mi serbi, io son beato.

XVI

Sì rivolto a colei, ch'era suo sole, Cresce il martir de la giornata avversa; E l'altro al caro suon de le parole Rivi di pianto per lo sen rinversa; In tanto par, che di terror sen vole Anzi al fier braccio d'AMEDEO dispersa Ogni barbara insegna; ed ei calcando Va tronchi e morti, e non dà posa al brando.

XVII

Quivi tra' fuggitivi errava altiero Con forti gridi, e con non fievol mano Atanagildo in armi aspro guerriero, E che del grande Araspe era germano; Costui sedea sul tergo a gran destriero Sauro di manto, il manco piè balzano, Ferrigno d'unghia, e come stral veloce, E fea sentirsi con terribil voce:

XVIII