Allor, posti in oblio gli usati orgogli, Sospirano infelici i lor più cari, E fuor che d'alti pianti, e di cordogli Non han contra la morte altri ripari; A quei flebili accenti arene e scogli S'accordan scossi da sanguigni acciari, E percossi da lunge, in voci meste, Rispondono ululando antri e foreste.

XXIV

Ivi è Megera, e rimirando stride, Ed alto grida il mostro a' suoi converso: S'AMEDEO non si fuga, o non s'ancide, Certo è l'imperio d'Ottoman disperso, O forti, o dell'inferno anime fide, Deh per vostro valor piombi sommerso, E sul cielo, e sul mare or che 'l vedete Col destrier navigar, turbo movete.

XXV

Allor per l'aria, e dell'Egeo sul regno L'alme scacciate al sommo Dio rubelle Tal, che de l'uso uman passano il segno, Sollevano d'intorno aspre procelle; Già mugghia il mar, già d'implacabil sdegno La negra onda spumante alza a le stelle, Già s'addensano i nembi, e già dal volto De l'aureo sole ogni splendor s'è tolto.

XXVI

Rompe dal chiuso de le nubi oscure Alto spavento, un minaccioso ardore; E di tuoni un rimbombo, alte paure, Accresce i mugghi del marin furore; Fra quei flutti AMEDEO, poco sicure Già sentendo le forze al corridore, Tralascia il freno, e da la sella vota Scagliasi in grembo al fier Nettuno, e nota.

XXVII

I salsi umori, onde la fronte è molle, Scuote, e le piume, onde ha la chioma aspersa Crollando il capo, e quanto può l'estolle, E soffia incontra la procella avversa; Così nel mar, che freme irato e bolle, A le rive la vista ei tien conversa, E con le man robuste, e con le piante Facea contrasto a l'Ocean spumante.

XXVIII