Io messaggio del Ciel, per cui contendi, Oggi quì mi rivelo a tuo conforto; Dammi l'orecchio, e ben disposto attendi A tutto ciò, che favellando apporto: È ver, che del gran sangue, onde discendi, Infra mortali non ti pregi a torto, Di verace valor prencipi altieri, E fra regie virtù scettri primieri.
XXXIV
Ma per lo corso de' passati tempi Essi con più fulgor non fur mai chiari, Che quando con tesoro ersero tempi, O pur con arme difendeano altari; Godi ascoltando, e così fatti essempi Al tuo nobile cor giungano cari, Ed a seguir i gran cursor da presso Con la memoria lor sferza te stesso.
XXXV
Che da' Germani errando il bon BERALDO, BERALDO eccelso, e vostro ceppo antico, Non men che le man pronte, il petto caldo Avesse in armi per l'Imperio amico; Che contra il suo poter non fosse saldo In contrasto di guerra alcun nemico, E ch'al suo giogo i mansueti spirti Corresser di bon grado io non vuò dirti.
XXXVI
Ben ti dirò, che dove armato e forte Del fier Piemonte l'orgogliose schiere In val di Moriana ei trasse a morte, Ed il sangue ondeggiò presso Cerdiere, Non trascorse d'onor le strade torte, Gran trofei sollevando al suo potere, Anzi macchine alzò d'illustri marmi, Ove a Dio si spargesse incensi e carmi.
XXXVII
Nè per la bella via correndo l'orme L'alme de i successor furon men pronte; Che 'l secondo AMEDEO ruppe le torme, E pose in fuga di Gebenna il conte, E poi di sacri alberghi altiere forme Ei del Tamiso fe' mirar sul monte, Ove devoto il peregrino inchina De le stelle, e del ciel l'alta Reina.