Ben può, dicea, talor nembo d'inferno Tra l'onde sollevar tempesta oscura, Ma la nave di Pietro ha tal governo Che dal rompersi in scoglio ella è sicura; Con queste note de l'orgoglio interno Spogliar l'anima incauta egli procura, E con tanto di forza i preghi porse, Che l'ingannato de l'error s'accorse.

XLIX

Quinci fu di letizia alma, infinita, Poco sperata il Vaticano adorno, Ed aurea pace di qua giù sbandita Ver la greggia di Dio fece ritorno; Quinci furo suoi paschi erba fiorita, Ch'apriva rugiadosa a' colli intorno, E trasvolò per l'aria aura lucente, E sen corse di manna ogni torrente.

L

Sì fatto apparve intra virtù sublimi Il sangue tuo: dietro sì belle scorte Sul calcato sentier vestigia imprimi, Che del ciel giungerai dentro le porte; Servire a Dio sieno i pensier tuoi primi, Poi fatti caro a la superna corte; I Santi inverso voi tengono i guardi Per lo vostro soccorso unqua non tardi.

LI

Io son MAURIZIO; infra le torme ancise Tu me pregasti, io tue preghiere intesi; Ricorsi al Rege eterno, ed ei commise Che fossero tuoi giorni oggi difesi. Sì disse al gran Campione, indi sorrise Tra' chiari rai di caritate accesi, Quasi de le sue glorie ei lieto fosse; Poscia novellamente a parlar mosse:

LII

Su questa umida arena in van s'arresta Tua spada omai; tutta la turba è spenta; Mira, che su la riva atra e funesta, S'altri non cade morto, almen paventa; Ma per andar dove Ottoman tempesta, Tue membra lasse il piede egro sostenta Debilemente; or fin ch'a te non torno, Quì non t'incresca far breve soggiorno.

FINE DEL CANTO XV.